Manager smentito sui 116 milioni contesi

7 Febbraio 2015

Zavattaro testimone-chiave in tribunale: per il giudice del fallimento la Asl non vanta alcun maxi credito verso la clinica

CHIETI. Possibile che Francesco Zavattaro non ricordi di aver incontrato l'amministratore giudiziario di Villa Pini che gli chiese 116 milioni di euro? Ed è credibile il manager della Asl quando afferma in aula di «non avere la più pallida idea» delle Commissioni ispettive permanenti che, a Villa Pini, fecero 108 blitz, bloccando quei 116 milioni? Va in scena, davanti al collegio presieduto dal giudice Patrizia Medica, la testimonianza chiave del dg della sanità pubblica al processo per il crac dell'impero di Vincenzo Angelini. Sono le 9,30 di ieri quando Zavattaro, accompagnato in tribunale dal direttore sanitario, Pasquale Flacco, comincia a rispondere alle domande. Il passaggio da chiarire è perché la Asl ha congelato il pagamento dei crediti d'oro a Villa Pini. Cioè perché il manager ritiene di essere creditore e non debitore nei confronti dell'ex re delle cliniche private? E' un punto determinante del processo visto che i 116 milioni avrebbero evitato la debacle clamorosa del suo gruppo Villa Pini. Ma Zavattaro non sa delle Cip, le commissioni ispettive permanenti, sguinzagliate dalla Regione per contenere le spese della sanità privata. Oppure non ricorda il volto dell'amministratore Sergio Cosentino che, il primo febbraio del 2010, lo incontrò in clinica per saldare i conti, come egli stesso ha già riferito in aula. Il manager invece afferma che «Villa Pini aveva incassato più del dovuto». E così cerca di dribblare le domande di Gian Luigi Tucci, difensore di Angelini, della moglie Annamaria Sollecito e la figlia Chiara, tutti imputati di bancarotta fraudolenta. Tucci era affiancato dai consulenti di parte Sergio Spinelli e Pietro Iavarone. Ma Zavattaro, incalzato da Giovanni Di Biase, avvocato dell’ex collegio sindacale del gruppo Villa Pini, infine si contraddice e... alza bandiera bianca. Come?

Prima dichiara di essersi insinuato nel passivo del fallimento Villa Pini sulla base delle “inappropriatezze”, per 43 milioni di euro, accertate proprio da quelle commissioni ispettive di cui, poco prima, diceva di non avere la più pallida idea. E poi ammette di aver presentato opposizione alla decisione del giudice delegato per il fallimento Villa Pini perché la sua domanda, di riavere i 116 milioni dalla curatrice, Giuseppina Ivone, è stata rigettata e ridimensionata a poco più di un milione di euro. In sintesi: la ricostruzione del dare e dell'avere sostenuta da Zavattaro non è corretta. Villa Pini non è debitrice verso la Asl. Ma a dirlo, per ora, è il giudice fallimentare e il processo penale per il crac viaggia lento su un altro binario. La prossima udienza è per il 6 marzo.