Mancano gli infermieri il Pronto soccorso scoppia

25 Giugno 2019

Appello del primario: «Servono più personale, nuove attrezzature e spazi adeguati» Struttura presa d’assalto anche da pazienti di altre province: 18 ambulanze al giorno

CHIETI. «Siamo in fila da ore. C’è tanta gente e noi non possiamo fare altro che aspettare». Rabbia e rassegnazione tra gli utenti del Pronto soccorso di Chieti che ieri, tra un’emergenza e l’altra, ha vissuto l’ennesimo pomeriggio nero. Pazienti e familiari esasperati, spesso costretti a lunghe file in piedi, perché le sedute non sono più sufficienti. «Durante il periodo estivo assistiamo a una riduzione generale del potenziale assistenziale del sistema sanitario nazionale ed è logico che l’utenza non possa fare altro che riversarsi in Pronto soccorso», spiega il primario Antonio Iacovella, impegnato in una battaglia per salvaguardare la struttura alle prese con problemi di mancanza di spazi, attrezzature e d’organico. E quando l’utenza aumenta, la prima emergenza diventa proprio la carenza di personale, e in particolare di infermieri.
Secondo dati Asl, il Pronto soccorso teatino accoglie 18 ambulanze al giorno. Il 64% dell’utenza arriva dalla provincia, il 30% da Asl vicine, soprattutto quella di Pescara, e il 6% da fuori regione. Nel 2017 i ricoveri urgenti da Pronto soccorso sono stati 11.136, una media di 30 al giorno. Con questi numeri non sorprende che sia stata registrata una media di oltre 11 pazienti al giorno in barella, considerato anche il numero di quelli sistemati in altri reparti.
«Se il Pronto soccorso, soprattutto d’estate, si presenta molto affollato», dice il primario, «bisogna considerare anche che il personale, di riflesso, è costretto a turni di lavoro molto stressanti e con questa carenza di personale facciamo davvero molta fatica. Non ci tiriamo indietro, facciamo comunque di tutto per proteggere le fasce più deboli, ma a questo punto c’è assoluta necessità di invertire il depotenziamento della sanità pubblica, di dare maggiore attenzione a questa struttura, dando risposte soprattutto alla carenza di personale infermieristico e ausiliario che, se non sarà adeguatamente e velocemente risolta, avrà già nell’immediato forti ripercussioni sull’assistenza». Il grido d’allarme è forte. Il Pronto soccorso teatino, quanto mai importante soprattutto in ottica della costituzione del Dea di secondo livello (il mega ospedale che dovrebbe nascere dall’integrazione dei presidi di Chieti e Pescara), soffre di sovraffollamento sia perché, come spiega il primario, «accoglie maggiore utenza di quella semplicemente provinciale, sia perché la rete assistenziale sul territorio mostra gravi carenze e sia perché gli ospedali minori sono stati chiusi o depotenziati». Le lunghe attese così tanto denunciate dagli utenti non possono però essere imputate al funzionamento del solo Pronto soccorso, perché è tutto il sistema-ospedale messo a dura prova da un’utenza superiore alle capacità. Come testimonia la carenza di posti letto, con i pazienti in corridoio.
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