Manzi si dimette: «Il Comune non dà gli atti»

Rapino. Il capogruppo di opposizione lascia la carica di consigliere e scrive a Mattarella e alla Procura
RAPINO. Il capogruppo d’opposizione Carmine Manzi si dimette da consigliere comunale. «Ho maturato questa decisione», spiega, «a seguito dei gravissimi atteggiamenti antidemocratici e non rispettosi di regolamenti e statuti che si sono susseguiti nel periodo del mandato in corso, che va dal mese di giugno 2019 sino ad oggi, per mano dell'amministrazione del sindaco Rocco Micucci e di alcuni uffici dell'ente».
Nella giornata di ieri Manzi ha spedito due lettere, una inviata al presidente del consiglio comunale Davide Marrongelli, per formalizzare le dimissioni da consigliere, e l’altra per denunciare l’accaduto, inviata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, all’Ispettorato della funzione pubblica del ministero della Pubblica amministrazione, al procuratore capo Francesco Testa, al prefetto Armando Forgione, all’Anac (Autorità nazionale anticorruzione) e al difensore civico della Regione.
«Mi è risultato impossibile adempiere al dovere a cui sono stato delegato dai cittadini che mi hanno eletto in qualità di componente e candidato sindaco della lista L’Alternativa per Rapino», scrive il consigliere dimissionario nella denuncia. Il riepilogo di tutti gli atti che, a suo dire, gli hanno impedito di svolgere la carica di consigliere parte dal diniego della concessione delle credenziali per l'accesso telematico al protocollo informatico: «Tale diritto è sancito dalla legge», dice Manzi, «e le richieste formalmente presentate a più riprese da parte dei consiglieri di minoranza hanno ottenuto tutte un ostruzionistico diniego, nonostante il sindaco abbia ricevuto anche un sollecito del prefetto Forgione» lo scorso settembre.
Poi ci sono le richieste di accesso agli atti inevase. «Nonostante i consiglieri di minoranza si siano resi disponibili a procedere con qualsiasi modalità al ritiro dei documenti richiesti», dice il consigliere dimissionario, «il 30 dicembre scorso è stato verificato, alla presenza anche dell'avvocato Tiziano Ferrante, che alcun documento fosse realmente disponibile. Ad oggi, non si è riusciti ancora a venire in possesso dei documenti richiesti».
Inevase anche le richieste delle proposte di deliberazione del consiglio comunale. Poi c’è la questione dell’organizzazione dei consigli comunali che a detta di Manzi è «incostituzionale e antidemocratica». Il consigliere sostiene infatti che «da approvazione del regolamento comunale per le sedute del consiglio comunale in modalità telematica si è deciso che tutti i consigli comunali non potranno essere accessibili in diretta dai cittadini, ma solo in differita sulla pagina Facebook del Comune. Ciò è inaccettabile, contrario a regolamenti, statuti e Costituzione e priva i cittadini di prendere parte attivamente alla vita politica del paese».
L’ultima questione sollevata è la modifica di atti amministrativi che sarebbe stata fatta senza passaggio dal consiglio comunale. «Si è potuto constatare il verificarsi di almeno un episodio, dimostrabile», assicura Manzi, «di manipolazione a posteriori di documenti pubblicati sull'albo pretorio del Comune. Il tutto senza passare dall'approvazione del consiglio comunale, organo di competenza preposto alla modifica dei documenti in questione». Su questo episodio c’è già un esposto dello scorso 5 dicembre.

