«Marfisi assassino senza pietà per la vita»

Ecco le motivazioni della condanna a 30 anni: mai provocato dalla moglie e dall’amica, le ha uccise in pochi secondi
CHIETI. «Marfisi ha mostrato una totale assenza di pietà verso la vita umana». Lo scrive il giudice Isabella Maria Allieri nella sentenza con cui ha condannato a 30 anni di carcere Francesco Marfisi, l’assassino di Ortona che ha ucciso la moglie Letizia Primiterra con 26 coltellate e l’amica di lei, Laura Pezzella, con altri 52 fendenti. Le 36 pagine di motivazioni dicono che, il 13 aprile del 2017, quell’uomo di 51 anni si è trasformato in uno spietato killer perché «non accettava la relazione omosessuale della moglie». Così ha deciso di eliminare non solo Letizia, 47 anni, ma anche Laura, che di anni ne aveva appena 33, ovvero «colei che le aveva rovinato, secondo la sua prospettazione, la famiglia». Per il giudice, l’imputato non merita attenuanti: «Marfisi ha mentito: il giorno prima dell’omicidio non vi fu alcuna provocazione; inoltre, quanto dallo stesso riferito in ordine al fatto che da tempo veniva sbeffeggiato dalle due donne, non ha trovato alcun riscontro nei testimoni ascoltati». Non solo: «Anche a voler ammettere che le due vittime abbiano usato toni di derisione, resta il fatto che fu l’imputato a presentarsi dalla moglie armato di due coltelli e a casa della Pezzella, dopo aver sfondato la porta dell’appartamento, per ucciderla nel giro di pochi secondi, senza darle il tempo di fare nulla».
Ma Marfisi, difeso dall’avvocato Rocco Giancristofaro, ha evitato l’ergastolo perché, al termine del processo con rito abbreviato, sono state escluse la crudeltà e la premeditazione. «La condotta», si legge sulla sentenza, «appare illuminata da dolo d’impeto. Le modalità impetuose sono esattamente espressione di una vera e propria eruzione esplosiva. Il proposito omicidiario, posto in essere in un lasso temporo-spaziale brevissimo, sembra essere scattato senza alcuna predisposizione particolare di mezzi, se non di due coltelli di facile reperimento in cucina».
Quanto alle 78 coltellate, «la ripetizione dei fendenti, il fatto che siano state colpite prevalentemente zone vitali e che la morte sia giunta pressoché subito, pur essendo espressione di cieca e pervicace volontà omicida, non appare rappresentare la volontà di infliggere sofferenze aggiuntive». Marfisi prima ha ammazzato la moglie, che aveva trovato rifugio dall’amica Chiara Tedesco, scagliandosi nell’androne del palazzo di via Zara contro «una donna (fisicamente molto minuta e fragile), madre dei suoi due figli, in pieno giorno, dilaniandola con un numero spropositato di fendenti, ognuno dei quali da solo avrebbe potuto causarne la morte». L’omicida non si è fermato neanche davanti ai due figli della Pezzella, una bimba di 8 anni e un bimbo di 7, «che dalla camera da letto dove stavano giocando si erano diretti nell’androne, attirati dalle urla della madre». Marfisi non è ritenuto credibile quando dice di non essersi accorto della loro presenza. La piccola, infatti, ha raccontato non solo di aver visto «Francesco che tagliava la mamma», ma anche di averlo colpito: «Io ho pianto, stavo dando le botte a Francesco…dovevo aiutare mamma». Circostanza che dimostra come «la povera bimba abbia potuto assistere alla scena per un lasso di tempo significativo, tale da rendersi conto di quanto stava accadendo e di decidere d’intervenire in aiuto della mamma».
Prima di essere fermato, Marfisi – con i vestiti e il volto sporchi di sangue – ha raggiunto l’azienda di gas dove lavorava e ha detto ai colleghi: «Ho appena fatto un casino, le ho ammazzate tutte e due». L’omicida aveva avuto anche il tempo di passare dal benzinaio, urlando a squarciagola: «Tu ci credi che ho ammazzato mia moglie?». Marfisi è andato persino in un bar. «Ho ucciso mia moglie e quell’altra… una mi è scappata ma so dove trovarla», ha detto alla cameriera mentre beveva un liquore. Poco dopo, vicino via Zara, i carabinieri hanno stretto le manette ai polsi del killer prima che potesse uccidere anche la Tedesco, l’amica che aveva dato ospitalità a Letizia.
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