Marinaio morto, la famiglia vuole la verità

9 Agosto 2021

Forse mercoledì l’autopsia sul 21enne. Si indaga per istigazione al suicidio. L’avvocato dei Gelsomino: troppi punti oscuri

LANCIANO. Il comandante in prima Lorenzo Duranti e quello in seconda Giuseppe Cafania: sono loro che, ieri pomeriggio, sono arrivati in città per porgere le condoglianze alla famiglia Gelsomino, a papà Paolo, a mamma Daniela, alla sorella Giorgia, la fidanzata Maria Fantini, distrutti dal dolore per la perdita di Giuseppe Antonio, 21 anni, marinaio di seconda classe sulla nave Staffetta. Giuseppe Antonio, nato a Manfredonia ma a Lanciano da quando aveva due anni, è stato strappato alla vita da un colpo d’arma da fuoco mentre era a bordo della nave ormeggiata nella base navale di Brindisi, secondo il primo esame del personale sanitario del 118. La Marina Militare - Comando Marina Sud di Taranto - ha precisato che l'arma è stata ritrovata nelle immediate vicinanze del corpo. La Procura di Brindisi, con il pm Pierpaolo Montinaro, ha aperto un’inchiesta per istigazione al suicidio - le indagini sono affidate ai carabinieri - e ha disposto l’autopsia che si farà nei prossimi giorni, forse già mercoledì.
Poche e fredde notizie frammentarie date anche alla famiglia, agli amici che sono passati dalla gioia per aver festeggiato il compleanno di Giuseppe Antonio il 20 luglio scorso, al dolore più profondo per la sua morte venerdì mattina. Un dolore che non può essere lenito e che lascia mille domande, anche per la freddezza e le scarne comunicazioni istituzionali da parte della Marina. Che ieri ha cercato di far sentire la propria vicinanza con i due comandanti che conoscevano Giuseppe Antonio e hanno bussato a casa della famiglia Gelsomino per porgere le condoglianze di persona.
Ma, oltre alle condoglianze, ai ricordi di Giuseppe Antonio, della sua educazione e dello sconcerto per la sua morte, non sono andati. Ed educato è una delle caratteristiche di questo ragazzo che amava la vita, che aveva mille progetti e obiettivi, che, come dicono alcuni ex insegnanti del De Giorgio, a partire da Alessio Primante, «era sensibile, intelligente, una persona schietta che diceva le cose senza giri di parole, che amava scrivere e che cercava la verità».
E nessuno crede alla prima ipotesi circolata, quella del suicidio. «Ci sono troppi punti oscuri», commenta Daniela Giancristofaro, avvocato della famiglia Gelsomino, «troppe domande senza risposta, non solo sulla modalità. Anche noi avremo un perito per assistere all’autopsia e mercoledì sarò a Brindisi per provare a ricostruire quello che è accaduto. La famiglia ha diritto di sapere cosa è accaduto. Cerchiamo la verità, anche per Giuseppe». Avrà collaborazione da parte della Marina? Per ora bisogna attendere l’esito delle indagini, i risultati dell’autopsia; un tempo senza fine per la famiglia che cerca risposte, una piccola luce nel tunnel di dolore in cui sono piombati.
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