Marocchino accusato di terrorismo

22 Maggio 2018

San Salvo. Su Facebook inneggiava a combattere per Allah, sequestrato un video-guida per costruire un giubbotto-bomba

SAN SALVO. Una foto della basilica di Santa Maria Maggiore di Roma con un biglietto in primo piano e una scritta in arabo: «Da Roma preghiamo Dio che faccia vincere lo stato islamico». E poi la foto di un guerrigliero seduto su un prato con un altro messaggio: «Per andare in paradiso bisogna morire combattendo». E ancora la foto di un coniglio tenuto per le zampe: è un’immagine che, per i carabinieri, indicherebbe «la volontà di sgozzare persone miscredenti». Un marocchino di 34 anni, residente a San Salvo, sposato e padre di due bambini di 4 e 2 anni, è accusato di terrorismo internazionale ed eversione. E secondo gli investigatori, coordinati dalla procura distrettuale Antimafia dell’Aquila, sarebbe stato pronto a passare all’azione: in un tablet, i carabinieri hanno scoperto un video in cui si spiega, passo dopo passo, come confezionare un giubbotto imbottito di esplosivo per mettere a segno un attentato.
VIA DALL’ITALIA. Ora, Taib Ahmed Ouahbi si trova in Marocco e non potrà rimettere piede né in Italia né in Europa: dopo l’indagine dei carabinieri di San Salvo e del Nucleo investigativo di Chieti, guidati dal comandante della compagnia di Vasto Amedeo Consales e dal maggiore Marcello D’Alesio, è scattato un provvedimento del ministero dell’Interno che gli vieta di entrare e soggiornare nei Paesi dell’area Schengen «per motivi di sicurezza e prevenzione del terrorismo».
ANTIOCCIDENTALE. Secondo gli investigatori, coordinati dal procuratore Michele Renzo e dal pm David Mancini, il marocchino sarebbe un lupo solitario, emarginato dalla stessa comunità islamica del Vastese. L’indagine è nata dalle informazioni raccolte dall’appuntato dei carabinieri Vincenzo Villani e dal comandante della stazione di San Salvo, luogotenente Antonello Carnevale: il marocchino frequentava un’associazione islamica con sede in un bed & breakfast nel centro storico di San Salvo e, negli incontri, avrebbe esternato sempre più spesso «idee oltranziste, radicali e antioccidentali manifestando», così dicono gli atti d’indagine, «approvazione per i tragici avvenimenti terroristici perpetrati in Europa in maniera talmente spregiudicata da ingenerare timore nei frequentatori di quella comunità islamica».
FACEBOOK. Il marocchino aveva due profili Facebook: sul primo, oltre alla foto del coniglio, sono state trovate la foto di un cavallo bianco «corredata da una scritta in arabo che invitava a combattere per la Jihad» e l’effigie di un guerrigliero sdraiato a terra con la scritta che «per conquistare il paradiso sarebbe stato meglio andare a combattere per l’Islam anziché limitarsi alla preghiera». I carabinieri hanno sequestrato al marocchino 4 cellulari e due tablet. Secondo gli investigatori, il marocchino non lavorava stabilmente ma, saltuariamente, faceva il bracciante agricolo: ufficialmente, guadagnava pochi soldi ma era riuscito lo stesso a comprarsi una casa in città.
IL PASSATO. Il marocchino era arrivato in Italia da clandestino all’inizio del 2004. Poi, dopo un decreto di espulsione, era finito al Cpt di Lecce dal quale era scappato dopo pochi mesi. Nel 2005, Ouahbi era stato arrestato, a Padova, per spaccio di droga e condannato alla pena di 6 mesi. Nel 2006, era tornato libero per indulto anche se la questura gli aveva ordinato di lasciare l’Italia. Un ordine che il marocchino non ha mai rispettato fino a quando è riuscito a ottenere il permesso di soggiorno sposandosi con una connazionale.