Marrucino, la Regione non fa sconti

16 Settembre 2016

Zappacosta: «Se i soldi arriveranno saranno pochi». De Cesare (Cda): «L’ente anche quest’anno terrà fede agli impegni»

CHIETI. «La Regione manterrà fede anche quest’anno agli impegni presi nei confronti del Marrucino». L’assicurazione arriva a conclusione di una mini-nota stampa a firma di Paolo De Cesare, membro del consiglio di amministrazione (Cda) del teatro in rappresentanza della Regione, ma appare davvero un po’ poco per fugare i dubbi sul fatto che l’amministrazione regionale del presidente Luciano D’Alfonso, a corto di fondi, non abbandoni a se stesso il teatro teatino. Tanto più che il dirigente regionale del settore Cultura, il teatino Giancarlo Zappacosta, dipinge un quadro a tinte a dir poco fosche sui fondi a disposizione del settore.

De Cesare, comunque, riporta le promesse di D’Alfonso, smentisce di aver mai dato le dimissioni dal Cda ma conferma che il presidente Cristiano Sicari e il consigliere Annalisa Di Matteo, nella delibera del primo luglio «manifestarono la loro esclusiva volontà di dimettersi a causa della riduzione del contributo a favore del teatro da parte del Comune di Chieti».

Quanto ai fondi regionali, Zappacosta riferisce che al momento la Regione non è in grado di quantificare la cifra che toccherà all’istituzione culturale teatina: «Siamo in attesa di ricevere le schede del Fondo unico per lo spettacolo in base a cui ripartire le risorse di settore che ammontano a poco più di 880 mila euro». Gli chiediamo se corrisponde al vero la notizia di un contributo regionale per il Marrucino che potrebbe aggirarsi sui 40mila euro, a fronte dei 300 mila al di sotto dei quali la Regione non era mai scesa, e scopriamo che i soldi potrebbero essere ancora meno. «Avendo il Marrucino perso il connotato di istituzione di interesse nazionale», dice, «il contributo regionale dovrà attestarsi dal 10 al 20% di quello ministeriale».

Visto che la richiesta al ministero da parte del teatro è di 122mila euro, la cifra che si attesta tra il 10 e il 20% sarebbe inferiore pure ai già risibili e inconsistenti 40mila euro. A questo punto il teatro, che sinora è andato avanti con una quota parte dei 330mila euro stanziati dal Comune (con la promessa di aggiungere appena possibile altri 160mila euro), non potrà organizzare neanche una delle tre opere liriche già messe in cartellone a partire da ottobre. Ciò significa dire addio al circuito nazionale dei teatri di tradizione, all’Ente lirico d’Abruzzo e anche al contributo ministeriale.

Insomma, il mancato arrivo dei fondi regionali innescherà un circolo vizioso che porterà a un drastico e definitivo ridimensionamento dello storico teatro che nel 2018 “festeggerà”, per modo di dire, il bicentenario della nascita.

E in questa partita conta anche il tempo: perché la programmazione si fa a inizio anno, mentre adesso siamo al momento in cui stipulare i contratti. Se i soldi non arrivano subito, salta già l’appuntamento di ottobre. Zappacosta, però, appare risoluto: «Per la cultura non ci sono risorse, si può solo fare una variazione di bilancio per reperire fondi. Ma questa è una decisione politica».

E poi attacca: «Certo, non si può pensare di fare cultura contando solo sui finanziamenti pubblici. Occorre andare sul mercato, attivare una logica di sistema e di filiera, guardando al territorio e superando il campanilismo. Bisogna offrire un prodotto di qualità e le istituzioni, in primis il Comune, devono fare scelte di priorità. Forse l’Ente lirico in Abruzzo è un lusso che non possiamo permetterci».