Marrucino, le promesse non mantenute

Un anno di annunci ma, ora, le casse del Teatro sono vuote. Lolli assicura: i fondi ci sono. Sabato protesta sotto la Regione
CHIETI. Un anno fa, l’11 agosto del 2017, la prima promessa dell’ex presidente Pd della Regione Luciano D’Alfonso contenuta in una lettera inviata ai vertici del Teatro Marrucino: 200mila euro per festeggiare il Bicentenario del Marrucino, «faro della cultura nell’area metropolitana di Chieti-Pescara». Un mese dopo, un’altra lettera di D’Alfonso e un altro annuncio: pronti 300mila euro «entro il 20 ottobre», sempre del 2017. L’ultimo dei 200 anni di storia del Marrucino racconta il dramma di un’istituzione che, sabato, sarà costretta a chiudere i battenti per mancanza dei fondi regionali. Fondi che, a parole, sono sempre pronti ma, nei fatti, non si trovano mai: all’appello mancano 500mila euro per l’annualità 2018, 300mila come contributo ordinario e altri 200mila per l’«eccellentizzazione del Bicentenario», come aveva detto D’Alfonso, nel frattempo eletto senatore. E senza questi soldi – o un impegno formale che prima o poi la Regione pagherà – il Marrucino si trova nell’imbarazzo di non poter stringere contratti con gli organizzatori degli spettacoli: palcoscenico vuoto e niente stagione lirica 2018-2019. In via de Lollis, sede dello storico teatro nato nel 1818, è pronto un accordo per collaborare con lo Sferisterio di Macerata ma, senza finanziamenti certi, la collaborazione è destinata a rimanere in un cassetto.
PROTESTA A PESCARA. Dopo l’ultimo concerto di venerdì con il pianista Michele Di Toro per la Notte dei ricercatori, il portone restaurato si chiuderà. Il sindaco Umberto Di Primio, dimissionario e in lizza per un posto in Regione, ha annunciato che ci piazzerà sopra un manifesto di protesta. E sempre sabato, alle 11, è in programma un’altra protesta, sotto la sede della Regione in piazza Unione a Pescara: «Bisogna far sentire forte e chiara la voce di Chieti e dell'intero mondo culturale abruzzese contro questa vergogna», dice l’ex parlamentare Fabrizio Di Stefano, «faccio un appello al mondo artistico regionale affinché si presenti con i suoi colori e i suoi suoni per manifestare contro l’incapacità della Regione: Chieti non può sopportare passivamente questo affronto, tutta la città si deve mobilitare».
IMPEGNI NON RISPETTATI. A distanza di un anno dalle promesse della politica, il Marrucino si ritrova con le casse vuote: i fondi del 2017 – non tutti – sono arrivati con circa un anno di ritardo e dei 500mila euro previsti per il 2018 non c’è ancora traccia. Eppure sul palcoi del Marrucino, in occasione del concerto del violinista Uto Ughi, lo stesso D’Alfonso si era lasciato andare a una dichiarazione d’amore: «Questo teatro è un bene comune irripetibile, 200 anni di coltivazione del bello, un teatro luminoso di una comunità regionale». Ma l’ultima lettera dell’assessore Pd Silvio Paolucci (11 agosto scorso) rivela che non ci sono certezze per i fondi: «Confermo la volontà di garantire la consueta contribuzione regionale», recita la lettera, «nei tempi purtroppo dati dai necessari passaggi burocratici legati alle procedure di assestamento del bilancio». Tre giorni dopo, 14 agosto, Giovanni Lolli, successore di D’Alfonso, ha chiesto ai dirigenti regionali di «predisporre idoneo atto deliberativo, anche nelle more dell’assestamento di bilancio, che consenta un rapido riscontro alle non più procrastinabili esigenze finanziarie della Deputazione». Ma niente è cambiato.
«VENERDÌ I FONDI». Fino a ieri, quando Lolli ha dichiarato: «Ho confermato il finanziamento per il Bicentenario dell’ente. Poiché il finanziamento è legato a scadenze ravvicinate del teatro, ho assunto ulteriore impegno di reperire le risorse nel più breve tempo possibile. Venerdì 28 settembre, nella seduta di giunta regionale, approveremo l’atto predisposto dagli uffici che indicherà il percorso, sottolineo il più rapido possibile secondo legge, per mettere in condizione il teatro di rispettare gli impegni presi».
«UNA PEZZA A COLORI». Secondo il consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo, si tratta di «una pezza a colori che la Regione vorrebbe improvvisare per porre rimedio al linciaggio perpetrato ai danni del Marrucino, dopo anni di promesse mai mantenute. Questo permetterà di tenere aperto il teatro, ma rappresenta la certificazione di una gestione pressapochista».

