Marrucino senza soldi, scatta la chiusura

La Regione non versa i 500mila euro promessi e l’istituzione si ferma: 14 dipendenti a rischio licenziamento, niente spettacoli
CHIETI. Chiude il Teatro Marrucino, 12 dipendenti più il direttore amministrativo e il direttore artistico rischiano di ritrovarsi senza lavoro dall’oggi al domani e la città perde il «faro della cultura». La Notte dei ricercatori in programma venerdì sarà l’ultimo appuntamento ospitato dal Marrucino: «Poi, sabato il Teatro non riaprirà». È questa la decisione presa dalla Deputazione teatrale, con il presidente del cda Cristiano Sicari, d’accordo con il sindaco Umberto Di Primio. Una protesta contro la Regione che, per il 2018, non ha ancora concesso un euro di contributi a fronte di promesse, annunci e lettere: davanti al portone sarà issato un manifesto.
I fondi del 2017 sono arrivati con quasi un anno di ritardo e, adesso, al Marrucino si aspettano 500mila euro per il 2018 ormai quasi finito: 300mila come contributo ordinario e altri 200mila per l’«eccellentizzazione del Bicentenario», come aveva detto l’ex governatore Pd Luciano D’Alfonso, nel frattempo eletto senatore. Senza l’erogazione di questi fondi, o almeno l’iscrizione delle poste nel bilancio della Regione, l’attività del Marrucino è arenata: serve un atto formale per firmare i contratti con le produzioni degli spettacoli. Già cancellata la Turandot in programma il 29 luglio scorso, lo stesso destino si abbatte sulla stagione lirica 2018-2019: l’anno del Bicentenario, destinato a sancire l’ascesa del Marrucino tra i grandi teatri italiani, va in archivio, per ora, come l’anno della grande beffa: a parole tutti si sono detti vicini al Marrucino, nei fatti nessuno ha preso un impegno ufficiale. Senza soldi, il Marrucino chiude i battenti: «Non siamo in grado di garantire la stagione lirica del Marrucino poiché non possiamo sottoscrivere contratti con gli artisti senza un capitolo di spesa nel bilancio della Regione», ha detto Di Primio, «abbiamo voluto credere al dimissionario presidente della Regione che ha confermato per iscritto i 200mila euro per i festeggiamenti del Bicentenario, ma dobbiamo dare certezze».
«Con il “ti darò, stai tranquillo” non si possono firmare i contratti», ha detto Sicari, «ci spiace per i 12 dipendenti e i due direttori che vedranno bloccati i loro contratti ma mantenere aperto il Teatro significherebbe esporlo solo ad azioni legali». Sfuma così il cartellone 2018-2019 del Marrucino, uno dei 28 teatri lirici di tradizione d’Italia che negli ultimi 8 anni grazie a una gestione oculata ha azzerato 4 milioni di debiti e raggiunto il pareggio di bilancio. Per il Marrucino, come spiegato dal direttore amministrativo Cesare Di Martino, il mancato finanziamento di 500mila euro equivale «a una perdita di 675mila euro»: senza i fondi della Regione, il Teatro non può portare in scena la stagione lirica e, per questo, deve rinunciare a 125mila euro di contributi dal Mibact oltre a 55mila euro di incassi.
L’annunciata chiusura apre la polemica: «Questa istituzione», dice il sottosegretario alla cultura Gianluca Vacca del M5S, «è stata troppo spesso utilizzata dalla politica locale come strumento di consenso, mentre l’assenza di una progettualità a lungo termine ne ha pregiudicato la valorizzazione. La realtà sotto gli occhi di tutti è deprimente: quando i partiti si occupano del Marrucino fanno danni, quando se ne dimenticano, come in questo caso, idem. C’è bisogno di un cambio di mentalità». «Il sipario sul Marrucino non può chiudersi in questo modo vergognoso», dice la consigliera regionale Sara Marcozzi, candidata M5S alla presidenza della Regione, «la superficialità e la mancanza di attenzione di questo governo regionale verso l’offerta culturale e la storia bicentenaria è allarmante».

