Matrici diverse dietro le auto bruciate

Per gli investigatori il fenomeno nasce da atti teppistici e vendette ma anche dalla possibilità di coprire i furti durante i raid

VASTO. La malavita organizzata non c’entra nulla con gli incendi dolosi di autovetture. Le forze dell’ordine sono certe di questo. Le notizie di auto distrutte dai roghi, però, si rincorrono. L’ultimo incendio, il rogo di un fuoristrada sulla collina di Montevecchio, ha avuto come spettatori decine di turisti che erano alla Marina. Tanta l’indignazione e la paura. «L’emergenza incendi rischia di minare il futuro turistico ed economico della più importante località balneare della riviera teatina. Facciamo squadra e troviamo una soluzione», è l’appello lanciato dal presidente della Provincia, Enrico Di Giuseppantonio.

Il fenomeno. In una settimana sono state distrutte nove vetture. Il dominio del fuoco è una strategia per punire e vincere. Dal 2006 ad oggi il fuoco ha distrutto più di 150 auto. I raid non risparmiano nessuno: operai, giovani donne, commercianti e imprenditori. Con l’arrivo dell’estate l’escalation di fuoco non si ferma. I piromani agiscono di notte, praticamente indisturbati. Basta un attimo e il fuoco riduce tutto a un rottame. La stragrande maggioranza dei falò, a parere degli investigatori, porta la firma di incendiari improvvisati, persone che si vendicano o sfogano la propria rabbia con queste bravate.

I filoni. Movente e obiettivi sono molteplici. Gli ultimi due incendi non sono affatto collegati fra loro. Le vittime hanno età e vite diverse. «Non si conoscono neppure», confermano gli investigatori. I due episodi potrebbero essere atti teppistici ma ad armare la mano dei piromani potrebbe essere stato anche il desiderio di vendetta o il fatto di dover coprire possibili furti durante i raid, distraendo gli investigatori. Sul fuoristrada incendiato indaga la polizia mentre sull’incendio della Golf di un operaio a San Salvo stanno lavorando i carabinieri. Ancora una volta gli investigatori confidano nell’aiuto di qualche testimone.

La richiesta di aiuto. L’ostinazione della politica a negare il bisogno di protezione e soprattutto di più uomini e mezzi delle forze dell’ordine non ha aiutato affatto la città. E neppure il comprensorio. Gli strumenti di difesa continuano a essere ridotti. Le conseguenze della decisione del ministero degli Interni di abolire la vigilanza navale dei carabinieri sono sotto gli occhi di tutti. «È arrivato il momento di ammettere che Vasto ha bisogno di aiuto», dice il presidente della Provincia, Enrico Di Giuseppantonio. «Il problema degli incendi dolosi sta assumendo contorni preoccupanti. Dà un’idea negativa della città che non corrisponde alla realtà e rischia di fare del male all’intera comunità. Vasto è una località che ruota e vive attorno al pilastro del turismo. È necessario impegnarsi per la sicurezza dei cittadini. Tutti insieme. Facciamo squadra», sollecita il presidente della Provincia. «Garantire la sicurezza significa riportare occupazione e linfa economica. Ma dobbiamo essere tutti uniti: politica, forze dell’ordine, forze sociali, cittadini. Va fatta una diagnosi corretta: ammettere che c’è un male da curare e somministrare le medicine più adatte. I cittadini devono recuperare la solidarietà del buon vicinato. Alla vista di personaggi e movimenti sospetti vicino alla casa del dirimpettaio o del conoscente chiamate subito il 112 e il 113. Permettendo la cattura di un ladro o di un piromane contribuirete a fare del bene al conoscente ma anche a voi stessi».

Paola Calvano

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