Mattatoio comunale, assolti gli ex gestori

21 Settembre 2022

Per i giudici il fatto non sussiste. Ma la struttura è nel degrado e il caso arriva alla Corte dei Conti  

CHIETI. Il tribunale di Chieti ha assolto Giuliano D'Alessio e il figlio Mario D'Alessio, rispettivamente legale rappresentante e rappresentante di fatto della cooperativa Macellatori Teatini, la società che negli anni scorsi è stata concessionaria della manutenzione, gestione e custodia del mattatoio comunale. Per i due D’Alessio, accusati di peculato, il pubblico ministero Giuseppe Falasca aveva chiesto la condanna a 4 anni di reclusione mentre l'avvocato Marco Femminella, difensore di entrambi, ha chiesto l'assoluzione ritenendo che non ci fossero gli elementi essenziali del reato di peculato. Il tribunale (presidente Guido Campli, giudici a latere Maurizio Sacco e Giulia Colangeli) ha assolto i due imputati perché il fatto non sussiste, ma ha disposto l'invio della sentenza alla Corte dei Conti per accertare eventuali responsabilità erariali del Comune di Chieti sullo stato di abbandono del mattatoio.
Per i due D'Alessio l'accusa era quella di essersi impossessati di alcune attrezzature utilizzate nel mattatoio, cioè cinque motori frigorifero, tre evaporatori, un sollevatore, una sega grossa per il sezionamento delle carcasse, una scuoiatrice, una sega per aprire il petto dei bovini ma anche le telecamere installate per il controllo dell'area esterna. Beni che sarebbero stati portati via intorno al primo febbraio del 2016. Dopo l’assoluzione dei D’Alessio, ora i riflettori tornano sulle condizioni di degrado in cui è rimasta la struttura comunale, che l’avvocato Femminella aveva sottolineato sin dall’udienza preliminare. La cooperativa Macellatori Teatini nel 1996 aveva vinto la gara d’appalto. Alla scadenza della concessione, nel 2015, la società aveva chiesto una proroga al Comune. Ma l’ente non l’ha concessa e non è stato pubblicato neanche un bando di gara per riaffidare la gestione: da allora l’impianto è rimasto chiuso e abbandonato.