Mattoni rotti, il Comune esamina la perizia

Corso Trento e Trieste: in arrivo le osservazioni ai risultati dello studio commissionato dal tribunale
LANCIANO. Il Comune presenterà delle osservazioni alla perizia del tribunale di Lanciano sullo stato di corso Trento e Trieste, affidata al Ctu (consulente tecnico), l'ingegner Sergio D'Intino di Pescara. Lo annunciano il sindaco, Filippo Paolini e l'assessore ai Lavori pubblici, Paolo Bomba, a seguito dell'incontro di ieri con il perito, l'ingegner Antonio Montepara, per verificare quanto certificato dal tecnico incaricato dal tribunale di Lanciano. «Le osservazioni sono un atto dovuto», specifica Bomba, «e saranno precedute da un incontro tra i tecnici, Ctu e i Ctp del Comune e della ditta esecutrice dei lavori. Bisognerà capire cosa propone la ditta per sistemare le parti danneggiate e se sono da considerare sufficienti i 200mila euro di lavori necessari a riparare le parti danneggiate, così come conteggiati dal perito del tribunale che ha analizzato tuttavia soltanto gli attraversamenti carrabili di via Dalmazia e via De Crecchio e le parti dove abbiamo evidenziato il sollevamento del massetto». «Le superfici interessate dalle lavorazioni», ha scritto l'ingegnere D'Intino nella perizia integrativa, «saranno sia quelle per il solo reincollaggio delle piastrelle pari a circa 800 mq, di rincollaggio totale oltre a circa 300 mq di localizzati interventi, ed al rifacimento di porzioni del massetto indicativamente ipotizzate pari a circa 250 mq. Con tali quantitativi la stima dei lavori di riparazione ammonta ad oltre 200.000 euro, ai quali saranno da aggiungere gli oneri di cantierizzazione e smaltimento a discarica, le spese tecniche, di controllo lavori e di gestione amministrativa dell’appalto». Della lunghezza del Corso analizzata dal perito di 393 metri, solo 112 metri sono esenti da anomalie, mentre 91 metri riguardano «tratti con diffuse anomalie», di cui 16 metri di attraversamenti stradali (via Dalmazia e via De Crecchio) e 190 metri con anomalie localizzate. Riguardo alle cause dei difetti sul tappeto di gres porcellanato costato 1 milione 361mila euro, tra cui distacco di mattonelle, rigonfiamenti e sollevamenti, D'Intino è chiaro: ci sarebbero state imperizie esecutive «che hanno alterato le caratteristiche meccaniche e geometriche dei materiali» e una cattiva miscelazione (blending) dei componenti del calcestruzzo del massetto con il giusto quantitativo di acqua di impasto, oltre che di cemento ed aggregati, cosa che ha comportato la poca adesione al massetto dei collanti. (d.d.l.)
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