Maxi attese al pronto soccorso: disagi e proteste tra i pazienti

Due giorni di criticità al Santissima Annunziata: ambulanze ferme con le persone in attesa di cura La testimonianza di una donna: «Una situazione delirante, ho rinunciato a essere visitata»
CHIETI . Il pronto soccorso dell’ospedale Santissima Annunziata di Chieti torna a far registrare il pienone. Sono giornate difficili al presidio ospedaliero teatino, preso d’assalto dai pazienti che arrivano per ricevere assistenza sanitaria. Dalle situazioni più gravi alle richieste di cura per casi meno problematici, ieri così come martedì, nell’ospedale c’è stata un’affluenza altissima. Un numero talmente importante che le ambulanze sono rimaste ferme con i pazienti sugli stessi mezzi.
Martedì si sono registrati numerosi disagi e proteste, come hanno testimoniato ieri mattina alcuni pazienti che il giorno prima si erano recati al pronto soccorso salvo poi tornare a casa perché la situazione era «delirante». Il racconto al Centro è arrivato da una donna seduta in sala d’attesa. Martedì ha accompagnato la mamma per dei problemi, ma il pronto soccorso dell’ospedale Santissima Annunziata «era nel caos». Dopo diverse ore, hanno deciso di tornare a casa.
La donna che necessitava di visita ha confermato la versione della figlia: «C’era il pienone, ambulanze che arrivavano in continuazione e attese davvero snervanti». Ieri mattina, poco dopo le undici, lo schermo all’interno del pronto soccorso che registra in tempo reale l’attività, segnalava cinque assistiti in attesa con codice giallo e due con codice verde. In ambulatorio due rossi, trenta gialli, dieci verdi ed otto bianchi. Poi nel pomeriggio un nuovo aumento di affluenza all’interno dello stesso pronto soccorso, che ha scatenato le rimostranze dei pazienti per le lunghe attese a cui sono stati sottoposti.
Una situazione che, purtroppo, non è nuova per l’ospedale, dove sempre più insistentemente si segnalano momenti di caos per l’alta richiesta di soccorso soprattutto tra chi presenta condizioni meno gravi. «Alcune tipologia di assistenza», ha già detto la Asl in altre occasioni, «si potrebbero fare sul territorio, nei distretti e negli ambulatori dei medici di base».
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