Maxi frana in zona Sant’Anna: primo allarme lanciato nel 2016

14 Agosto 2022

Il Wwf aveva già segnalato con un esposto l’elevato rischio idrogeologico tra via Masci e via Ianni: «Non è una sorpresa, per la tutela di paesaggio e sicurezza non bisogna costruire in quelle zone»

CHIETI. La frana che ha interessato la zona dell’autoparco comunale non coglie di sorpresa il Wwf Chieti-Pescara, che già nel 2016 aveva denunciato i rischi idrogeologici dell’area tra le vie Ianni e Masci. E lo aveva fatto sia pubblicamente che attraverso un formale esposto.
«La riattivazione a Chieti del movimento franoso nell’area tra via Ianni e via Masci», dice Nicoletta Di Francesco, presidente del Wwf Chieti-Pescara, «che ha costretto il sindaco Diego Ferrara a ordinare la parziale chiusura dell’autoparco comunale e il trasferimento dei dipendenti, non rappresenta una sorpresa: nel 2016 il Piano stralcio di bacino per l’assetto idrogeologico classificava dal punto di vista geologico quel territorio per quanto riguarda le frane nelle classi “elevato” e “molto elevato” sia per la pericolosità (termine che indica la possibilità che un dato fenomeno avvenga) sia per il rischio (il danno che l’evento può provocare alla vita e alle attività umane). Nella carta geomorfologica risultava anzi la presenza di un corpo di frana di scorrimento “attivo e quiescente”».
Sulla base di questi dati il Wwf Chieti-Pescara nel marzo 2016 aveva presentato, a firma della stessa presidente e dell’avvocato ambientalista Francesco Paolo Febbo, un esposto al Comando provinciale teatino dell’allora Corpo forestale dello Stato. L’esposto chiedeva «di verificare la regolarità, in relazione in particolare al rischio idrogeologico, dell’iter procedurale relativo alla realizzazione del complesso (7 palazzine e un grande centro commerciale secondo notizie di stampa del 2018) tuttora in corso di realizzazione in via Masci, zona ex fornace, proprio a valle dell’area interessata dal movimento franoso. Nel medesimo esposto si chiedevano analoghe verifiche anche per l’intervento previsto in una zona particolarmente ricca di risorgive, a monte dell’ex ospedale San Camillo de Lellis».
La questione nacque, nel 2016, quando si era acceso a Chieti il dibattito su quattro nuove strutture commerciali della grande distribuzione da realizzare in città. Il Wwf era intervenuto puntando l’indice in particolare sui due progetti. Già allora l’associazione aveva sollevato il problema idrogeologico: «Non bisogna dimenticare che le pendici collinari di Chieti», queste in sintesi le dichiarazioni rilasciate all’epoca dalla presidente Di Francesco, «sono fragili, soprattutto laddove scorre acqua. Lo dimostrano infiniti episodi. Non c’è alcun bisogno di regimentare le risorgive per costruire a ogni costo, e del resto un simile intervento non darebbe garanzie assolute per il futuro, come l’esperienza ci ha insegnato. Molto meglio evitare di accumulare errori su errori e lasciare a verde le aree a rischio. Per la tutela del paesaggio, della solidità dell’agglomerato urbano e anche delle tasche dei cittadini che prima o poi saranno chiamati con le loro tasse a intervenire per salvare costruzioni che mai avrebbero dovuto esistere. A Chieti è già successo e vorremmo che non accadesse mai più».
Si chiedeva per queste ragioni all’amministrazione, guidata dall’ex sindaco Umberto Di Primio e al consiglio comunale, di evitare il nuovo intervento edilizio.
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