Maxi incendio, via alla conta dei danni

24 Agosto 2021

Il racconto di una 73enne residente di Sant’Amato: «Una cosa del genere non la dimenticherò più, ci ho pianto tanto»

LANCIANO. «Non ho mai visto una cosa così, me la ricorderò fin che campo». Rachele, 73 anni, scuote la testa dopo la grande paura di domenica, quando all’ora di pranzo la vallata dietro casa sua è diventata un inferno di fumo e fiamme. Il giorno dopo il grande incendio che ha colpito le contrade a ovest di Lanciano i residenti si rimboccano le maniche per porre riparo alla devastazione lasciata dal fuoco. Inizia anche la dolorosa conta dei danni alle coltivazioni presenti lungo la vallata colpita: circa 40 ettari sono andati in fumo.
I DANNI «I danni alle coltivazioni sono ingenti», dice il sindaco Mario Pupillo, tornato ieri mattina nelle zone colpite dall’incendio, «l’unica cosa positiva è che non ci sono stati feriti e danni importanti alle case: non è un dettaglio perché le fiamme erano alte almeno 20 metri e il vento soffiava forte. Alcuni focolai sono ripartiti, subito individuati e spenti dalle squadre di vigili del fuoco e protezione civile che hanno fatto base nel piazzale della cantina sociale Madonna del Carmine e fino a tarda serata hanno bonificato e presidiato le zone bruciate. Ora bisogna cercare di contare i danni a uliveti e vigneti. È straordinaria la forza dei miei concittadini, subito al lavoro per sistemare il possibile ognuno nelle proprie case. Chiederemo alla Regione un intervento straordinario per risarcire chi ha avuto danni alla propria attività. Con la polizia municipale, invece, andremo a multare chi non ha pulito i terreni incolti». A Sant’Amato, la zona maggiormente colpita, ci sono muri esterni delle abitazioni anneriti, rimesse per la legna e garage divorati dal fuoco insieme ad auto e mezzi da lavoro. È franata la piazzetta, bruciato un tetto di legno in costruzione, danneggiato il capannone della carrozzeria Romano. Ieri mattina sono intervenute le ditte Ceie Power per l’illuminazione pubblica ed Enel per i danni agli impianti privati. La Provincia di Chieti si è attivata per rimuovere le piante pericolanti sul ciglio della strada.
IL RACCONTO «Alle 12,30 stavo mangiando quando ho sentito mio figlio parlare sul balcone con un’altra persona di qualcosa che bruciava», racconta Rachele, «sono uscita e ho visto una macchia rossa. Verso le 14 il fuoco è arrivato fin qua e si è finito il mondo. È stato tremendo, ha preso gli alberi, le fiamme non si sa dove sono arrivate. Con mio marito siamo usciti, ma era tutto bloccato. Un signore qui vicino ha accolto me e una mia amica a casa sua. Ci siamo rinchiusi là, non ho voluto vedere più niente. Scrivevo ai miei nipoti sul cellulare di andare a vedere cos’era successo alla casa. Sono tornata solo alle 20,30. Quanto ho pianto», dice sconsolata Rachele, «altre volte c’erano stati piccoli incendi, ma si erano risolti subito. Una cosa così non l’ho mai vista. Stanotte i pompieri non si sono mai fermati, hanno fatto un grande lavoro, ma dovevano arrivare anche prima».
LE INDAGINI Dai racconti dei residenti, domenica il fuoco è partito intorno alle 10,30 in fondo al vallone. Inizialmente nella zona sono intervenuti alcuni mezzi a terra e un elicottero, ma quando il vento è cambiato e tutto il costone ha iniziato ad ardere pericolosamente dietro alle case di Sant’Amato, con il coordinamento della prefettura di Chieti sono stati inviati anche due Canadair e un elicottero antincendio Erikson, che hanno fatto la spola con San Vito Marina. Il dispiegamento di forze è stato notevole, con squadre dei vigili del fuoco da tutta la provincia e vari gruppi di Protezione civile, e poi polizia, polizia municipale e carabinieri per sgomberare le case. Ai carabinieri forestali sono demandate le indagini sul rogo, che ha distrutto circa 40 ettari. Una prima informativa è stata rimessa alla Procura di Lanciano. I militari ieri sono tornati sul posto per condurre altri accertamenti. L’origine del rogo è quantomeno colposa, causata da qualche imperizia o negligenza, ma non viene esclusa neanche l’ipotesi del dolo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA