Maxi risarcimento alla Asl: «Il giudice mostri umanità»

23 Giugno 2018

ORTONA. «Perché dopo soli due giorni di ricovero nostra madre si è ritrovata a vivere quell’incubo infernale? Che cosa è successo?». Sono gli interrogativi di M.P., settima di otto fratelli che...

ORTONA. «Perché dopo soli due giorni di ricovero nostra madre si è ritrovata a vivere quell’incubo infernale? Che cosa è successo?». Sono gli interrogativi di M.P., settima di otto fratelli che hanno perso la madre in seguito a un’emorragia nell’ospedale di Chieti e che per chiedere giustizia hanno citano in giudizio civile la Asl ma il tribunale li ha condannati al risarcimento di oltre 340mila euro di spese legali.
«In città la nostra famiglia è molto conosciuta ed è stata la vicinanza degli ortonesi a spingerci ad intraprendere l’azione legale», continua M.P. La madre era un’insegnante di scuola media, da un anno in pensione prima del decesso dopo 40 anni di servizio. «Abbiamo visto nostra madre soffrire in una maniera che nessuno di noi potrebbe rendere mai a parole», racconta la figlia». I medici dell’ospedale di Chieti le avevano diagnosticato la “Sindrome di Tako-Tsubo” che, a detta loro, si sarebbe risolta nel giro di una settimana senza necessità d’intervento. «Nostra madre fu dimessa dopo ben 26 giorni dal ricovero provata fisicamente e psicologicamente e, soprattutto, prima di dimetterla non le hanno fatto nemmeno gli ultimi accertamenti. L’abbiamo sentita invocare più volte la morte per sottrarsi a quella sofferenza e gli unici momenti in cui non si lamentava erano quelli nei quali perdeva conoscenza», racconta M.P. che, a distanza di un solo mese e mezzo dalla perdita del padre, insieme ai suoi sette fratelli, si è ritrovata orfana anche di madre.
«La sentenza del 7 dicembre scorso non riconosce alla mia famiglia il risarcimento dei danni, anzi, la condanna a pagare le spese legali di terzi chiamati in causa dall’Asl», afferma M.P.. «Una sentenza ingiusta perché uccide nostra madre per la seconda volta e perché vede la nostra famiglia vittima prima della malasanità e poi di una pessima giustizia. Quello che chiediamo al giudice è un minimo di comprensione e di umanità», conclude. In Corte di appello, il 27 giugno, si terrà l'udienza sulla richiesta dei legali della famiglia di sospendere l'esecutività della sentenza di primo grado e scongiurare il rischio di pignoramenti mobiliari e immobiliari.
Serena Colecchia
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