Medici in corsia senza orari: dobbiamo fermare il contagio

15 Marzo 2020

A Malattie infettive parte la sperimentazione con un farmaco speciale per i pazienti gravi «Pronti a tutto per battere l’epidemia, ma i cittadini devono ascoltarci e restare a casa»

CHIETI . La prima linea contro il coronavirus è al 6° livello, corpo L, dell’ospedale Santissima Annunziata. È qui che, senza orari e con turni stravolti, lavorano 6 medici, guidati dal primario Jacopo Vecchiet, 4 specializzandi e una squadra di infermieri e operatori socio-sanitari. Va avanti così da settimane. «In poco tempo è cambiato tutto», racconta l’infettivologa Katia Falasca, «ormai ci dedichiamo solo ai casi di sospetto Covid o a diagnosi accertate». Il reparto è come una trincea di guerra: Vecchiet, Falasca e gli altri medici – Malfisa Di Carlo, Emanuela Di Ilio, Delia Racciatti, Claudio Ucciferri e Francesca Vignale – non possono sbagliare. E anche gli infermieri con il coordinatore Franco Graziani. Un errore significherebbe aumentare le possibilità di contagio. «Dobbiamo utilizzare tutti i dispositivi di protezione per evitare la diffusione del contagio a noi e al resto del personale», spiega Falasca, «e serve un’estrema attenzione verso i pazienti che devono essere monitorati attentamente, anche con il supporto costante dei rianimatori, perché in questi casi i problemi respiratori possono evolvere rapidamente».
«LE NOSTRE ARMI». Di fronte a una pandemia che avanza, per ora, le armi in mano ai medici sono tre principi attivi presi in prestito dalla lotta contro altre malattie: il lopinavir-ritonavir, normalmente usato contro l’Hiv ma utilizzato anche per i casi lievi di Covid-19; l’idrossiclorochina, tipico contro la malaria e ora usato per i casi di gravità media; immunosoppressori per l’artrite a fronte dei pazienti più gravi.
FARMACO SPECIALE. Ma dalla clinica di Malattie infettive passa anche un’altra sfida: battere il coronavirus con un farmaco sperimentale. È il Remdesivir, antivirale sviluppato originariamente per la malattia da virus Ebola e le infezioni da virus Marburg. Lo staff di Vecchiet ha completato l’iter di approvazione con il Comitato etico e inizierà la somministrazione nei pazienti più gravi secondo le norme dell’uso compassionevole. «Un farmaco del genere può rivelarsi utile per i casi più severi», dice Falasca. In collaborazione con Malattie infettive, anche in Terapia intensiva, il primario Salvatore Maurizio Maggiore ha iniziato la cura, su alcuni pazienti, con il Tocilizumab, altro farmaco sperimentale che agisce sulle complicanze del virus.
L’APPELLO. Per gli infettivologi, che studiano i virus da una vita, ritrovarsi in una pandemia nel 2020 è quasi incredibile: l’evoluzione del contagio è stata una sorpresa per tutti. Al 6° livello dell’ospedale si fa di tutto per arginare il virus: «Ognuno di noi può fare qualcosa in più», dice Falasca, «capita di affacciarmi al balcone e vedere qualcuno che fa ancora una passeggiata o va a correre. Questo è da evitare: bisogna rimanere in casa e uscire per lo stretto indispensabile. Soltanto bloccando la circolazione del virus, si possono diminuire i contagi: è indispensabile fermare i contatti e attenersi scrupolosamente alle linee guida dell’Oms e del ministero della Salute. Una raccomandazione: i pazienti che hanno avuto contatti con un contagiato e sono sottoposti alla quarantena per 14 giorni devono restare in casa anche se non hanno sintomi: non possono uscire nemmeno per fare la spesa. Spero che si arrivi presto al picco dei casi e che la curva dei contagi inizi a scendere ma le previsioni dicono che siamo ancora lontani: noi, comunque, siamo pronti all’aumento dei casi».