Megalò 3, Akka chiede il risarcimento

16 Luglio 2016

L’avvocato Di Tonno: «Negato il permesso di costruzione alla società nonostante il silenzio-assenso del Comune»

CHIETI. Appello al Consiglio di Stato della società Akka contro una sentenza del Tar che qualche mese fa non aveva accolto la volontà di rifarsi contro il Comune e il Suap, lo Sportello unico per le attività produttive. Il motivo del contendere era il permesso di costruire per il cosiddetto Megalò 3, il nuovo intervento da realizzare a Santa Filomena, nei pressi del centro commerciale Megalò.

Secondo il ricorso, curato dall’avvocato Claudio Di Tonno, la concessione per l’inizio dei lavori si sarebbe dovuta desumere da una fase di silenzio-assenso del Comune. Il ricorso ripercorre tutto l’iter autorizzativo dei lavori e così si scopre che i rapporti tra Comune e Akka non sono stati sempre dei più “facili”, tanto è vero che la società chiede anche un risarcimento danni.

Un aspetto, quello dell’iter autorizzativo del Megalò 3, che però è finito al centro di un’inchiesta giudiziaria, che potrebbe concludersi a breve anche con un rinvio a giudizio per il sindaco Umberto Di Primio, proprio per la “facilitazione” dell’iter. L’indagine scoppiò nel gennaio del 2015 iscrivendo nel registro degli indagati il sindaco di Chieti, l’imprenditore Enzo Perilli, cui faceva capo la Akka, l’ex responsabile dell’Autorità di bacino Michele Colistro e altri due tecnici, uno teramano e l’altro teatino. L’ipotesi accusatoria per i primi tre era quella di corruzione. In particolare, Perilli avrebbe ottenuto i permessi richiesti in cambio del pagamento di somme a Di Primio. Sarebbe spuntata persino una proposta di pagamento della campagna elettorale per la riconferma a sindaco di Di Primio. Il Megalò 3 avrebbe dovuto vedere la luce su un terreno di oltre 215 mila metri quadri, a ridosso del fiume Pescara. L’inchiesta “Terre d’oro” della Procura distrettuale dell’Aquila aveva messo in luce che nel sito era finita la terra da diporto prelevata dal grande cantiere della vicina Dragonara per la realizzazione dell’Ikea.

Il Megalò 3, sia per ragioni di salvaguardia ambientale sia per motivi di ordine commerciale, aveva visto sin dalla nascita una levata di scudi trasversale in città. Dal ricorso presentato al Consiglio di Stato, la Akka ritiene di aver avuto diritto al permesso di costruire alla luce del silenzio-assenso da parte del Comune. Tanto è vero che a luglio dell’anno scorso la Akka ha formalmente comunicato al Suap l’avvio dei lavori. «Tuttavia, del tutto inaspettatamente», si legge nel ricorso,«il Suap ha diffidato la società a non avviare i lavori».