Megalò 3 bloccato anche da un processo

22 Luglio 2014

In aula il caso Colanzi accusato di reati ambientali nell’area del nuovo centro commerciale, ma la causa slitta al 2015

CHIETI. Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. O meglio: un processo rinviato, ieri mattina, al 22 giugno del 2015. Questo vuol dire che il progetto di Megalò 3, il più a monte dei centri commerciali che dovrebbero sbarcare a Santa Filomena, resta fermo al palo.

Il rinvio, in questo caso, fa più notizia di una sentenza. Il processo non andato in scena riguarda l’imprenditore teatino Filippo Colanzi, 49 anni, difeso dagli avvocati Giuliano Milia e Marco Femminella, e imputato in qualità di ex proprietario del terreno dello Scalo ceduto poi alla società del Megalò 3 che quindi è estranea a questi fatti penali ma, indirettamente, ne subisce le conseguenze peggiori.

Primo perché una parte del terreno è ancora sottoposta a sequestro penale chiesto e ottenuto dal pm, Giuseppe Falasca. Secondo perché fino a che non ci sarà una sentenza che, magari, imponga di ristabilire lo stato dei luoghi, nulla potrà sorgere in quella porzione del polo commerciale scalino, come spera il Wwf che segue da vicino il caso Colanzi pur non costituendosi parte civile.

Veniamo così al processo. L’imprenditore è imputato sia di un reato edilizio, per aver innalzato il terreno rispetto all’argine del fiume Pescara, senza permessi, sia ambientale per aver riempito una vecchia cava portando a più sette metri la quota iniziale dello stesso terreno. Ma la difesa ribatte che non è vero perché carte militari del 1956 dimostrano che all’origine, cioè prima della cava, il terreno era alto così. E soprattutto che Colanzi lo ha, a sua volta, acquistato già nelle condizioni in cui si trova ora.

Ma sarà il giudice a stabilire se ha ragione la procura oppure l’imprenditore. Nel frattempo però il Megalò 3 resta fermo al palo.