Mensa, ancora panino in classe Le mamme pronte alla protesta

15 Gennaio 2024

Slitta la ripartenza del servizio nei 4 comprensivi teatini, il Comune alla prese con la ricerca della ditta Ma le famiglie sono sul piede di guerra: «Noi presi in giro, l’assessore Giammarino non ci dà risposte»

CHIETI. Ancora il panino nello zainetto per quasi 1.500 bambini dei quattro comprensivi teatini. Slitta la ripartenza del servizio nelle scuole a tempo pieno: il Comune è ancora alle prese con la ricerca della ditta che si occuperà della refezione scolastica. L’emendamento approvato dal consiglio comunale lo scorso 27 novembre, a firma del presidente del consiglio Luigi Febo, aveva programmato la ripartenza del servizio per l’8 gennaio – e così per 40 giorni, cioè fino al 4 marzo – data poi rimandata a oggi per questioni burocratiche. Lo stesso presidente dell’assise civica, in questo periodo nell’occhio del ciclone perché accusato sia dalla maggioranza che dall’opposizione «di non conoscere il regolamento comunale», alcuni giorni fa ha dichiarato che «a breve avremo tutti gli elementi per procedere all’affidamento, i tempi verranno scanditi dalle procedure che non è il Comune a definire, ma la legge». Una spiegazione che non placa l’ira delle mamme, anzi le scatena. Sono pronte a una nuova protesta in piazza e, a mezzo stampa, lanciano un appello alle loro “colleghe”. «Ci dobbiamo fare forza insieme», dicono le due rappresentanti dei comprensivi 1 e 2, «genitori che avete i bambini alle scuole a tempo pieno, contattateci per organizzare un sit-in in città».
LA RABBIA DEI GENITORI«Il Comune non solo non calcola i tempi, ma neppure gli spazi», denuncia Valeria Seccia rappresentante del comprensivo 2, «con la chiusura dei plessi di via Arenazze e Corradi i bimbi sono stati trasferiti nella scuola del Levante e via per Francavilla, quindi non c’è la giusta capienza nelle aule per la mensa». I genitori, che a più riprese si sono dati appuntamento davanti al Comune per protestare, denunciano «l’assenteismo» dell’assessore alla Pubblica istruzione Teresa Giammarino. «Alle prossime elezioni conviene che mi candido io al suo posto perché, ad oggi, non abbiamo avuto nessuna risposta da parte sua», provoca così Seccia. «Noi vogliamo la fattività di questo emendamento portato in aula dal presidente Febo», continua la rappresentante, «la mensa a scuola permette una alimentazione microbiologicamente corretta per i nostri bambini. Adesso basta cucinare pasti che vengono mangiati freddi sui banchi di scuola. Vogliamo la piena fruizione di una scuola a tempo pieno». Oltre alla mensa, le famiglie hanno denunciato anche alcuni problemi di edilizia scolastica, come le criticità del tetto della scuola in in via Arniense. «Ho informato il Comune di uno sponsor che avrebbe pagato i lavori», riferisce Seccia, «ma non hanno risposto. Forse, con il dissesto, preferiscono pagare loro».
L’APPELLO E ora si passa alla protesta. «Organizzeremo un sit-in», annuncia Seccia insieme a Daniela D’Andreagiovanni, rappresentante del comprensivo 1. «Noi siamo pronte a scendere a piazza», continua D’Andreagiovanni, «dobbiamo essere tante quindi invito i genitori a fare riferimento a me e alla mia collega per creare un gruppo e manifestare davanti al Comune. Ci sentiamo prese in giro: il Comune faceva più bella figura a dirci che ci stava provando a riattivare il servizio, ma che non assicurava l’apertura. Stiamo parlando di quasi mille bambini: molti genitori hanno ritirato i bimbi perché non mangiano in classe con il pasto che arriva freddo». Preparate la mattina presto e conservate nelle borsette frigo, le pietanze che arrivano a ora di pranzo sui banchi di scuola sono quindi poco appetibili per i piccoli. «Le insegnanti ci raccontano che comunque i bimbi si impegnano a mangiare», conclude D’Andreagiovanni, «ma così è discriminatorio perché ci sono venti pasti diversi in una classe, oltre alle intolleranze. La mensa permette ai bambini di socializzare e di crescere».
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