Mercato coperto, è protesta «Clienti in fila sotto il sole»

30 Agosto 2020

La rabbia degli ortolani: spazi stretti, finestre sbarrate e manca uno scivolo  Di Campli (FI): il Comune può ampliare l’area e accogliere altri 15 operatori

LANCIANO. Mercato coperto, un sabato qualunque di agosto. Caldo asfissiante, espositori boccheggianti che si fanno vento come possono, finestre sbarrate e aria condizionata neanche a parlarne. Fuori i clienti, molti anziani, in fila fino al parcheggio di piazza Garibaldi, sotto il sole. Non ce la fanno più gli ortolani del mercato coperto, compressi nei 400 metri quadrati dell’immobile che il Comune ha potuto riaprire finora. Ci stanno in 36, i banchi 2 metri per 2 attaccati uno all’altro che traboccano di pesche, pomodori, meloni, zucchine e fagiolini. Molte di queste cose restano invendute perché spesso i clienti, dopo un’ora e più di fila, preferiscono andare via. A complicare il tutto, infatti, ci sono le norme anti-Covid che permettono solo a 15 persone alla volta di entrare. Dei disagi degli ortolani si è parlato anche giovedì in consiglio comunale. «Andate a vedere al mercato coperto che aria pesante e irrespirabile c’è», ha invitato la capogruppo di Forza Italia, Graziella Di Campli, «sindaco, bisogna ampliare la superficie a disposizione dei nostri agricoltori di 200 metri quadrati, per legge si può fare. Ci sono anche altri 15 operatori che hanno fatto richiesta e non possono lavorare». Dal vivo è anche peggio. Le grosse vetrate che danno luce sono inesorabilmente fisse. C’è solo una finestra aperta, ma è sul lato posteriore. Si cerca di creare corrente tra le porte di ingresso e uscita, ma l’aria non circola. Dora si sventola con un ventaglio: «Con la mascherina, poi, manca proprio l’ossigeno». Ma quella bisogna indossarla sempre, invece guanti e gel igienizzanti sono quasi spariti. Miranda, oltre alla mascherina, indossa anche la visiera. «All’apertura, alle 6, è una vera e propria serra», dice Luciano Caldora, 67 anni, agricoltore di Frisa, «almeno un’ora prima potrebbero aprire porte e finestre per fare aerare. Porto due camicie in macchina, perché sudo e devo cambiarmi. Dal parcheggio al mercato devo fare 30 metri con due cassette alla volta. Dopo un giorno di lavoro a raccogliere la frutta, vengo a Lanciano a vendere e fatico il doppio, la mia schiena è a pezzi. Ho chiesto al nuovo assessore (Patrizia Bomba, ndc) di fare uno scivolo, ma è passato un mese e non è cambiato nulla. Il Comune non c’è, è assente». «Chiediamo almeno uno scivolo per trasportare i prodotti con i carrelli», gli fa eco Lucia Zulli, di Fossacesia, «fa caldo, non c’è una finestra, una ventola, è da morire. La gente non viene, fa la fila sotto il sole e se ne va, noi non vendiamo». «Alle 9 le persone in fila arrivavano fino al panificio», dice Patrizia Farina, che ha un'azienda agricola a Ortona, «gran parte va via oppure entra arrabbiata. Il problema è lo spazio ristretto, possono entrare al massimo 15 persone per volta. Gli addetti sono anche flessibili, ma se aprissero l’altra parte della struttura potremmo arrivare a 40-50 persone». Il percorso obbligato poi, dovuto sempre alle norme anti-Covid, crea discriminazioni. «Stando nelle file dietro siamo penalizzati», spiega Valerio Rotondo, di Fossacesia, «la gente si ferma alle prime bancarelle, quando arriva da noi ha già le buste piene. Si dovrebbe alternare l’entrata, una settimana da un lato e una dall’altro». «Quando c’era D’Alessandro (l’ex gestore, ndc) almeno tutto funzionava», sbotta la moglie Lidia. Ma se oggi il mercato è aperto solo a metà è perché l'ex gestore lo ha smantellato.