Mercato coperto, danni per 800mila euro

Ecco il conto del Comune che ora chiede al tribunale di riaprire l’inchiesta sulla devastazione della struttura in centro
LANCIANO. «I danni fatti al mercato coperto ammontano a circa 800mila euro. C’è stata una appropriazione indebita da parte del concessionario. Ci sono documenti che attestano lo stato dei luoghi prima e dopo la riconsegna dello stabile. Bisogna riaprire le indagini sul mercato coperto». È il Comune a chiedere al giudice per le indagini preliminari Massimo Canosa di riaprire l’inchiesta sul mercato coperto – avviata ad ottobre quando l’ente è tornato in possesso di una struttura devastata – dopo che la Procura ha chiesto di archiviare il caso. Ora spetta al giudice decidere se riaprire le indagini o archiviarle definitivamente. In aula per l’udienza gip non si è presentato Franco D’Alessandro, ex gestore del mercato, contro il quale si ipotizzavano i reati di danneggiamento e appropriazione indebita. A presentare la querela per i danni al mercato è stato il sindaco Mario Pupillo il 7 ottobre scorso (tre giorni prima della scadenza dell’ordinanza comunale di rilascio immediato dell’immobile a D’Alessandro) ai carabinieri di Lanciano per trasferimento di materiale -arredi e attrezzature varie, infissi, termosifoni e rivestimenti- da parte di persone non titolate a farlo. E i carabinieri hanno fotografato, identificato le persone presenti all’interno dell’immobile e presentato poi un rapporto al sostituto procuratore Francesco Carusi, insieme alla denuncia di Pupillo. Ma, dopo aver raccolto alcuni documenti e ascoltato solo il dirigente dell’urbanistica Andrea De Simone, l’inchiesta è stata chiusa, con la richiesta di archiviazione. Il Comune però non ci sta e il sindaco, con impressa negli occhi la devastazione trovata il 10 ottobre nel rientrare nella struttura, tramite l’avvocato comunale Antonella Fantini ha presentato l’opposizione: l’inchiesta va riaperta. E l’ente ricostruisce la storia del mercato, aperto nel maggio 1964, soprattutto a partire dalla concessione data alla Summa corporation di D’Alessandro nel 2006, al collaudo fatto nel maggio 2008 con le relazioni dettagliate di cosa c’era nel mercato, le opere fatte, gli arredi, poi la revoca della convenzione col fallimento della Summa, la decadenza fatta nel 2017 con accuse reciproche approdate nei tribunali tra D’Alessandro e il Comune (alcuni sono ancora pendenti). A colpire la conta dei danni: ben 781mila euro solo di arredi e impianti. Ci sono poi le lesioni alle luci, la rottura della porta principale, dei controsoffitti, degli scarichi, delle vetrate, delle scale in ferro: oltre 800mila euro. Danni che hanno portato il Comune a poter riaprire solo 400 metriquadrati del mercato. Danni da verificare anche con una perizia, chiede l’ente al giudice, riscontrabili con i documenti come ad esempio il collaudo del 2008, ascoltando altri testimoni. Sarà il giudice, già oggi, a chiarire se, come dice la Procura, «non sono idonei gli elementi acquisiti nel corso delle indagini preliminari per sostenere l’accusa in giudizio», e quindi archiviare il caso, oppure riaprilo, perchè i conti, non tornano.

