Mercato coperto vuoto: restano solo 20 contadini

In piazza Garibaldi si contano sempre meno venditori e la struttura è deserta Lo sfogo degli esercenti: «Soppiantati dai centri commerciali, così non va»
LANCIANO. Un tempo brulicava di contadini e acquirenti pronti a spuntare il prezzo migliore. Oggi la tradizione del mercato coperto di piazza Garibaldi resiste grazie a una ventina di ortolani che il mercoledì e il sabato, con sacrificio, continua a vendere i prodotti della terra. A coltivarla sono rimasti in pochi e per lo più anziani, figli e nipoti spesso prendono altre strade. E la concorrenza dei grandi magazzini si fa sentire.
«A vendere e a comprare sono solo anziani, i giovani non si vedono», dicono Sandrino, 82 anni, e Giuliana, 72, di Paglieta, «noi siamo in pensione, veniamo qui al mercato di Lanciano anche per non restare a casa». Nelle cassette hanno verdure, cipolle, aglio, bottiglie di olio e conserva di pomodori. «Facciamo tutto noi», dice orgoglioso Sandrino, «nei centri commerciali i prodotti non si sa da dove vengono».
Sono in tanti a venire da fuori città, Atessa, Perano, Fossacesia, Castel Frentano. Gli ortolani lancianesi sono rimasti in pochi. C’è Maria, 78 anni, di Villa Andreoli, che da 50 anni vende al mercato. Alle 9,30 ha quasi finito tutto e aspetta seduta al banchetto che i suoi la vengano a riprendere: «Oggi è andata bene», conferma. «Il commercio è così, una volta si piange e una volta si ride», commenta Rosaria Ciampoli, 75 anni, di contrada Sant’Egidio. «Queste cose le ho colte ieri», dice mostrando le cassette con ortaggi e verdura, «la gente sa che sono di nostra produzione. In campagna mi aiuta mio figlio, poi io vengo a vendere il mercoledì e il sabato. Ma è un lavoro duro». Ha la mano gonfia Rosaria perché ha passato la sera prima a confezionare 150 mazzetti di cime di rape da portare al mercato.
Ad abbassare la media dell’età ci pensa Cristian, 32 anni, di Castel Frentano: «Ho un’azienda agricola e il sabato vengo a Lanciano. È un mercato discreto, ma dai racconti dei miei nonni so che prima era un’altra cosa». Oggi i mercati rionali sono stati soppiantati dai centri commerciali che, forti delle grandi quantità, praticano prezzi stracciati. Al mercato coperto di piazza Garibaldi la verdura sta su 1-1,50 euro al chilo, 1,50 i finocchi e il cavolo verde, un euro la frutta. «Paghiamo 20 euro per il carrello espositivo (il banchetto singolo costa 5 euro al giorno per chi non è residente, ndc) e 10 di nafta», dice Domenico, 50 anni, di Piazzano di Atessa, «non possiamo abbassare i prezzi perché non rientreremmo nelle spese, né alzarli perché non sarebbero competitivi».
Nella crisi generale non è esente da colpe la gestione della struttura, ora al centro di un contenzioso tra privato e Comune. Questo ha revocato la convenzione alla società di Franco D’Alessandro, che contro la decisione ha presentato ricorso al Tar – sarà discusso a giorni – e chiesto quasi 6 milioni di danni all’ente. «Il privato non ci ha saputo tanto fare», riflette Nicola Granata, 65 anni, di Fossacesia, «io ho iniziato nel 1971, quando il mercato è stato ristrutturato non sono più venuto. Ho ricominciato l’anno scorso, una volta andato in pensione. Per fortuna mio padre mi ha insegnato il mestiere, ma d’inverno è difficile coltivare». Le vicende giudiziarie restano lontane dai banchetti di frutta e verdura. «Quando il mercato coperto era del Comune stavamo bene, ma ci siamo abituati anche con la gestione privata», dice qualcuno, «vedremo cosa succederà in futuro».
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