Messa celebrata in casa «Così unisco la comunità»

Guardiagrele, l’iniziativa del parroco don Nicola riscuote sempre più consensi Il racconto di una funzione in via Penna nell’abitazione di Domenico e Carmelina
GUARDIAGRELE. La messa a domicilio non ha campane che richiamano i fedeli: basta il passaparola tra i residenti di via Penna per riempire in pochi istanti l’ampio tinello della casa di Domenico e Carmelina Damiano. E se le sedie non sono sufficienti, poco importa: ecco Paolo e Alba, i vicini di casa, che portano sgabelli e panche dalla loro abitazione per accogliere i parrocchiani. Alle 20,20 il civico 40 di questa strada del centro storico è già pieno come un uovo: tutti aspettano don Nicola Del Bianco, il parroco che celebra la messa nelle case in questi giorni in cui è impegnato con la benedizione delle famiglie. Lo ha fatto altre 15 volte in zone diverse della cittadina e in ogni occasione la partecipazione al rito è stata altissima. Cucine, salotti, tinelli, androni, garage: ogni locale è buono per accogliere il popolo di Dio e per creare comunità.
Oggi il sacerdote è in ritardo di 20 minuti: si è intrattenuto più del dovuto visitando i fedeli di via Cavalieri e largo Garibaldi, dove i fiocchetti rossi annodati ai campanelli e ai pomelli delle porte e che esprimono il desiderio di una famiglia di ricevere la benedizione, sono stati più del previsto. È tanto il desiderio di questa gente di abbracciare la speranza, di guardare umilmente al domani riflettendo sull’oggi. Don Nicola ha percepito questa richiesta di aiuto anche per le parole di papa Francesco ai sacerdoti affinché facciano uscire la Chiesa dalle sue mura per andare incontro al mondo.
«Sono qui con voi oggi per tre motivi», spiega don Nicola, «il primo si rifà alla proposta di Gesù a Zaccheo: scendi, voglio parlarti a casa tua. Ecco, bisogna cambiare casa in ogni occasione. Il secondo: quando Gesù ci incontra lo fa come popolo e non singolarmente. Purtroppo nelle nostre case ci appartiamo e viviamo isolati, senza preoccuparci del nostro vicino. Il terzo: la chiesa rischia di essere un luogo rituale: facciamo entrare Gesù nelle nostre case».
L’altare, allestito dall’assistente Maria Antonietta sulla tavola del tinello di casa Damiano, è dei più semplici: la tovaglia bianca ha ricami in macramè; le calle sono alla sinistra del celebrante, due candele dalla parte opposta, al centro una riproduzione del crocifisso che parlò a San Francesco. Alla destra del parroco, sul muro, un dipinto del Cristo con la corona di spine, la tunica e gli occhi celesti: e “L’uomo e il divino” ralizzato dal padrone di casa Domenico, informatore medico-scientifico, appassionato di pittura e della corrente dell’impressionismo. Poi la lettura del Vangelo di Giovanni: «La vostra tristezza cambierà in gioia come la donna che partorisce e che si lascia il dolore alle spalle». Quindi il momento cruciale della comunione: poichè lo spazio per muoversi è ridottissimo, ci pensa don Nicola ad andare tra i fedeli. «Il Signore», conclude il parroco riprendendo una esortazione del vescovo Bruno Forte, «abita dove lo si lascia entrare e io vi ringrazio per avermi accolto nella vostra casa». Sorridono i parrocchiani con Domenico e Carmelina.
Fuori, intanto, suona una campana: è quella della chiesa di San Francesco che annuncia la novena di preparazione alla festa di San Nicola Greco. Don Nicola se ne va. Questa volta i rintocchi sono quelli autentici: è il momento in cui il tempio si riappropria dei suoi fedeli.
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