Messa in latino, l’arcivescovo Forte dice no

Atessa. Niente utilizzo e acquisto della chiesa di San Giovanni Battista per la Compagnia San Giuseppe
ATESSA. Messa in latino nella chiesa di San Giovanni Battista con la richiesta fatta dall’associazione Compagnia San Giuseppe: l’arcivescovo Bruno Forte dice no. Nei giorni scorsi il presidente del sodalizio, Vincenzo Cimone, ha inviato una richiesta all'arcivescovo della diocesi di Chieti-Vasto, per acquisire la chiesa, in stato di abbandono in piazza Benedetti. L'associazione ha come finalità principale la promozione e valorizzazione delle tradizioni cattoliche e dell’antico rito liturgico romano, comunemente chiamato Messa tridentina.
«Poiché l’associazione al momento risulta sprovvista di un luogo di culto che possa garantire il mantenimento e lo sviluppo degli obiettivi che essa si prefigge», questa la richiesta della Compagnia San Giuseppe, «abbiamo chiesto l'utilizzo della chiesa di San Giovanni, di proprietà della curia. Qualora ci fosse l’opportunità di acquisirla come patrimonio, la nostra associazione stessa provvederebbe, attraverso fondi propri, al restauro e manutenzione, salvaguardando un’importante testimonianza cultuale di Atessa. L’acquisizione della chiesa ci permetterebbe di svolgere in maniera puntuale le proprie finalità statutarie, attraverso la calendarizzazione dei riti delle celebrazioni della Messa tridentina non disgiunta dalla promozione di iniziative culturali, di più ampio respiro».
Il vicario diocesano, don Cassio Menna, ha motivato il diniego del vescovo partendo dalla lettera apostolica Traditionis custode, di papa Francesco: «Al vescovo diocesano spetta regolare le celebrazioni liturgiche nella propria diocesi. Pertanto è sua esclusiva competenza autorizzare l’uso del Missale Romanum del 1962 (quello della messa in latino, ndc) nella sua diocesi». E monsignor Forte non ha mai autorizzato in tal senso la Compagnia San Giuseppe di Atessa che, si precisa: «Non risulta avere personalità giuridica civilmente riconosciuta e, pertanto, la chiesa di San Giovanni resterebbe in carica della parrocchia sul cui territorio insiste». Discorso chiuso.
L’associazione non ci sta e così risponde sulla propria pagina Facebook: «I cattolici tradizionali sono forse gli unici a non essere benvenuti nella Chiesa? Monsignor Forte ci spieghi perché nella nostra diocesi è vietato celebrare la Messa tridentina, nonostante il codice di diritto canonico parla chiaro».
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