Mezzo secolo raccontato da Crescenti

20 Aprile 2016

L’ex rettore si emoziona mentre presenta il suo libro sulla storia della D’Annunzio

CHIETI. Era il 1809 quando l’economista napoletano Vincenzo Cuoco riferiva a Gioacchino Murat che ravvisava la necessità di istituire una sede universitaria a Chieti. Tanti furono i tentativi di concretizzare il progetto, ma ad accendere la miccia di quello definitivo fu la notizia della istituzione, nel 1953, di una università in Abruzzo con sede a L’Aquila.

Da allora la classe dirigente teatina iniziò seriamente a mobilitarsi, raccogliendo anche le aspirazioni di Pescara e Teramo. E’ così che nel 1963, vincendo un annoso e penalizzante campanilismo, si riunì a Pescara il comitato promotore della costituenda Università degli studi d’Abruzzo, con l’obiettivo di unire i tre enti in un’unica realtà, il consorzio universitario interprovinciale Chieti-Pescara-Teramo, che nel 1965 diventò la Libera Università Abruzzese degli studi Gabriele D’Annunzio.

L’excursus storico, fatto dalla professoressa Paola Nardone al convegno di ieri mattina alla d’Annunzio, è servito a ricordare quanto l’ateneo dannunziano fosse legato al suo territorio, legame che, però, va ancora più rinsaldato. Ed è questo il monito arrivato dal seminario di studi di ieri sui 50 anni di storia dell’ateneo che ha preso le mosse da un libro recentemente pubblicato, scritto da uno dei protagonisti di questa storia, vale a dire l’ex rettore Uberto Crescenti, che guidò l’ateneo dal 1985 al 1997. Il volume si intitola “Cronaca dello sviluppo edilizio dell’Università “G. D’Annunzio”. Il libro nasce da un invito del rettore Carmine Di Ilio a ripercorrere gli anni in cui l’ateneo vide il più grosso sviluppo edilizio (compresa la sede di Teramo che poi nel 1993 decide di distaccarsi). Messo da parte il coinvolgimento emotivo, Crescenti ha ripercorso gli sforzi fatti prima per la sede pescarese, la più disastrata, e poi per quelle teatina e teramana.

Per quanto riguarda il futuro, è proprio il territorio a raccogliere la sfida di un rapporto più stretto con la “fabbrica del sapere”. E per esso ha parlato il sindaco Di Primio, tra i numerosi ospiti del seminario, che ha auspicato un “tagliando” sull’intero sistema universitario abruzzese. (a.i.)