«Mi offri da bere?»: così arrivava la droga

Messaggi in codice, anche su whatsapp, tra spacciatori e clienti. Chi veniva controllato dai carabinieri poi avvisava il pusher
LANCIANO. «Mi offri da bere?». «Dammi un ventino». Oppure, «Portami un bocconotto». Correvano sui telefonini, anche tramite whatsapp, i messaggi che gli spacciatori, i “pony express” della droga, scambiavano con i propri acquirenti. Cinque presunti spacciatori sono stati arrestati dai carabinieri della compagnia di Lanciano, guidata dal capitano Vincenzo Orlando, dopo sei mesi di indagini. In carcere c’è Vincenzo La Forgia, 50 anni, di Lanciano, noto nell’ambiente come Gigi o Gigetto; i domiciliari sono stati concessi, invece, a Nicola Coccia, 43 anni, di San Vito, Maurizia Lanci, 27 anni, di Frisa, Federico Di Sotto, 36 anni, di Fossacesia, e a Franco Montebello, 45 anni, di Castel Frentano, noto anche come “Sosa”. Oltre a loro ci sono dieci indagati. Per tutti l’accusa è di detenzione e concorso in spaccio di sostanze stupefacenti. Cocaina ed eroina soprattutto, ma anche hashish e marijuana, che arrivavano presumibilmente da Pescara o dalla Campania e venivano venduti al dettaglio con consegne frequentissime. Organizzate soprattutto telefonicamente, e ad ogni ora. Secondo i carabinieri le consegne erano h24, e non si sono fermate nemmeno a Natale. I presunti spacciatori, inoltre, si erano divisi equamente il territorio e gli incassi. Anche se, a ben vedere, il maggior numero di episodi di spaccio, ovvero di consegne, vengono contestati a La Forgia e Coccia: una quarantina a testa. Coccia, sempre in base alle indagini, era il più attivo sulla costa, con consegne a San Vito, Fossacesia, Rocca San Giovanni e Mozzagrogna. La Forgia si concentrava su Lanciano. Consegnavano soprattutto eroina e cocaina, meno hashish. Bastava dire «Dammi un ventino» e ti portavano 0,5 grammi di eroina. «Mi offri da bere?» e arrivava la cocaina. L’eroina era la più richiesta, seguita dalla cocaina, un po’ più costosa (due dosi costavano 50 euro). Accertate dai militari oltre 200 cessioni. Episodi osservati direttamente dai carabinieri o ricostruiti ascoltando le testimonianze degli assuntori: molti di loro hanno indicato appuntamenti, luoghi di incontro (come Sant’Antonio, piazza Pace o un centro commerciale), costi e quantità di droga acquistata. Altri tossicodipendenti, invece, avvisavano i propri fornitori se subivano controlli da parte dei carabinieri, permettendo loro di riorganizzare le fila e le consegne. Un ragazzo, ad esempio, dopo il fermo dei militari consiglia a La Forgia di disfarsi del telefono. Ore e ore di intercettazioni telefoniche da parte dei carabinieri che hanno anche pedinato gli indagati fingendosi di volta in volta podisti, postini, giardinieri, operatori edili e addirittura benzinai. Un’indagine importante quella chiusa dai militari perché al micro spaccio, come ricordato dal capitano Orlando, sono legati reati satellite come furti e rapine, commessi per procurarsi i soldi per la droga. (t.d.r.)
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