Micoperi, allarme per l’area di stoccaggio

13 Giugno 2019

La società di offshore: «La zona della banchina di riva aggiudicata a un’altra impresa, minato il rapporto tra noi e la città»

ORTONA. La Micoperi fa tremare Ortona: 194 famiglie e l’indotto in pericolo. La società leader sul mercato internazionale dell’offshore/oil&gas, presente nella città adriatica fin dagli anni Sessanta, lancia l’allarme dopo un provvedimento dell’Autorità portuale del mare Adriatico centrale dello scorso 30 maggio. È stato «del tutto inopinatamente aggiudicato ad altra impresa il tratto di suolo demaniale del porto di Ortona adibito ad area di stoccaggio presso la banchina di riva», tuonano dall’azienda. «Tale provvedimento, contravvenendo allo spirito delle disposizioni di legge, mina alla base l’ultradecennale e, fino ad oggi, reciprocamente fruttuoso rapporto tra la città “Perla dell'Adriatico”, la società e gli ortonesi». Parole forti che riecheggiano come un grido d’allarme tra tutti coloro che prestano le proprie attività (direttamente o indirettamente) a Micoperi, poiché c’è il serio rischio che non possano più ottenere i benefici assicurati dal rapporto di lavoro e fiducia da anni esistente.
Il peso specifico che l’azienda riveste su Ortona d’altronde è notevole. La nuova proprietà e il nuovo management - guidati da Silvio Bartolotti - hanno rilevato la precedente Micoperi srl da una procedura concorsuale di amministrazione straordinaria nel 1996, in quanto considerata di “importanza strategica nazionale”, salvaguardando tutti i 35 posti di lavoro all’epoca esistenti e rilanciando a livello nazionale e internazionale la società stessa. Il rapporto tra quest’ultima e la città si è ulteriormente consolidato nel corso degli anni: Micoperi, che ha sempre avuto base operativa, depositi e uffici nella storica sede di via Cervana, ha contribuito allo sviluppo dell’economia del territorio assicurando lavoro agli ortonesi, mediante l’assunzione degli attuali 194 collaboratori, che si aggiungono alle oltre 150 aziende dell’indotto locale. Ha inoltre riqualificato la zona industriale rilevando un’ex area Eni in disuso di 15 ettari, ora dotata di 15.000 metri quadrati di capannoni industriali che ospitano una ulteriore base operativa per il coordinamento delle attività societarie. Senza contare il sostegno riservato a varie attività culturali, benefiche e sociali.
«Qualcuno vorrebbe che tutto questo oggi finisse», attaccano dalla Micoperi, la quale tuttavia ha annunciato che provvederà ad impugnare il provvedimento, «auspicando che le amministrazioni pubbliche coinvolte siano al suo fianco in questa giusta battaglia legale».
Sulla vicenda interviene il sindaco, Leo Castiglione, preoccupato dalle dichiarazioni dell’azienda. «Ci auguriamo che la Micoperi, società storica che rappresenta una delle eccellenze della nostra città, continui a operare sul nostro territorio, sia al porto e sia nella zona industriale, impiegando come già fanno da anni personale ortonese», dichiara il primo cittadino. «L’abbandono della Micoperi significherebbe una grandissima perdita per la nostra città, sia in termini di occupazione che di immagine».
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