Miele, calo della produzione fino al 70%

Tornareccio. Gelate e caldo torrido hanno mandato ko il comparto, gli apicoltori: «Servono aiuti»
TORNARECCIO . Il freddo di aprile e maggio, il caldo torrido di luglio e agosto hanno messo al tappeto la produzione del miele di quest’anno. Una crisi che si risente in tutta Italia ma che in particolari realtà, come quella di Tornareccio “capitale” abruzzese del miele, si fa particolarmente sentire. Gli ultimi tre anni sono stati difficili per il comparto, ma il 2021 si sta confermando come una tra le annate peggiori mai viste. Se le gelate di aprile e il freddo insolito di maggio hanno portato a una scarsa fioritura delle acacie e degli agrumi, il caldo torrido e la conseguente siccità di quest’estate hanno compromesso la produzione di millefiori e girasole. Si salva parzialmente la produzione di coriandolo, ma certo non basta a risollevare l’annata che si attesta con un calo dal 50 al 70% a seconda delle zone.
Tornareccio è la capitale regionale del miele. L’economia del paese deve molto alle api: 2mila abitanti, una trentina le aziende (con circa 70 addetti) che vivono solo con le api, tra queste una ventina con partita Iva e che hanno una filiera commerciale nazionale ed estera. Alcune di esse vincono prestigiosi premi classificandosi come migliori produttori di miele. A Tornareccio si è sviluppato dall’inizio del ‘900 la tecnica del “nomadismo”, cioè lo spostamento continuo degli apicoltori e delle arnie alla ricerca delle piantagioni migliori in tutta Italia, che permette una grande varietà e quantità di mieli monofloreali: agrumi, girasole, acacia, castagno.
Il grido di allarme è lanciato da Luca Finocchio, apicoltore di Tornareccio, con un’azienda consolidata e pluripremiata. «Si pensava negli anni scorsi di aver raggiunto il fondo ma è sempre peggio. Con queste produzioni i soldi per gestire le aziende sono davvero pochi. C’è crisi», dice Finocchio, «diversi riducono gli alveari oppure vendono se non addirittura chiudono. Adesso c’è bisogno di un aiuto concreto dallo Stato o dall’Unione europea».
Non è un caso quindi che, a fine maggio di quest’anno, quando già si prevedeva l’andamento stagionale delle produzioni, il sottosegretario all’Agricoltura, Gian Marco Centinaio, durante la Giornata mondiale delle api, ha promesso dei ristori per oltre 68mila produttori apistici (circa 40mila sono contadini che fanno miele per autoconsumo) che in Italia gestiscono 1 milione e 632mila alveari. «In questo periodo di crisi del settore», conclude Finocchio, «rinnoviamo l’invito ai consumatori a utilizzare solo miele italiano, che è seriamente certificato, e non rimanere allettati dai mieli a basso costo che arrivano da Paesi lontani, prodotti con scarse garanzie organolettiche e di salubrità».
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