Migranti a lezione da studenti e volontari
Primo anno della scuola Penny Wirton: «Tutti possono insegnare l’italiano, esperienza che arricchisce»
LANCIANO. Isabel, venezuelana, non conosceva una parola di italiano, ma quest’anno andrà a fare il test di ingresso per entrare alla facoltà di Medicina. Mamadou, originario del Mali, aveva studiato solo tre anni nel suo paese, ma l’anno prossimo sosterrà l’esame di terza media per ottenere il suo primo diploma italiano. Sono tante le storie, i piccoli “miracoli”, come li chiamano i volontari del progetto Penny Wirton, l’unica scuola in Abruzzo nata per insegnare la lingua italiana ai migranti a titolo completamente gratuito, che sono venuti alla luce dopo un anno di studio. Una scuola speciale quella della Penny Wirton, gratuita, senza classi, senza voti, senza burocrazia, che lavora sul presente con chi arriva, con chi c’è e con quello che si ha nel proprio bagaglio di conoscenze, prima e imprescindibile fra tutte, la madrelingua italiana. I risultati delle esperienze di studio e di vita della Penny Wirton sono stati presentati mercoledì sera al polo museale di Lanciano, nel corso della manifestazione “Il mondo in una città” alla presenza del sindaco Mario Pupillo, dell’assessore alle Politiche sociali Dora Bendotti e ai volontari dell’Associazione Davide Orecchioni, presieduta da Mariella Di Lallo, che ha coordinato la cerimonia. La Penny Wirton è il risultato di una convenzione tra l’Associazione Davide Orecchioni, che ha promosso l’iniziativa, gli istituti scolastici superiori Da Vinci-De Giorgio e De Titta-Fermi, il Comune di Lanciano e la cooperativa sociale Matrix. Un’esperienza che ha coinvolto 100 persone tra cui 35 studenti, 32 volontari (tutti di alto livello di studio, tra studenti, insegnanti e docenti in pensione e perfino un primario ospedaliero), oltre 110 ore di insegnamento e tante, tantissime emozioni. Un pomeriggio di festa in occasione della Giornata mondiale del rifugiato che ha mostrato la faccia più bella dell’accoglienza, quella dell’integrazione vissuta col cuore aperto e lo sguardo spalancato sul mondo. «Tutti possono insegnare», spiega il preside del Da Vinci-De Giorgio, Gianni Orecchioni, «basta conoscere l’italiano. Se ne esce più ricchi, non solo su programmi e metodologie, ma soprattutto di sguardi, bisogni e vissuti delle persone».
Daria De Laurentiis
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