Migranti, la nave fermata per 20 giorni

3 Giugno 2023

La guardia costiera: la Ong tedesca non si è limitata a un solo intervento. L’equipaggio: azione statale sempre più brutale

ORTONA. La nave Sea Eye 4 è in stato di fermo nel porto di Ortona. E per venti giorni non potrà soccorrere migranti. Il provvedimento amministrativo è scattato ieri pomeriggio, qualche ora dopo l’arrivo dell’imbarcazione dell’Ong tedesca con a bordo 49 profughi. La capitaneria di porto, che si è occupata degli accertamenti insieme a questura e guardia di finanza, ha ufficializzato con una nota il motivo dello stop: la violazione del decreto Piantedosi, che riguarda i salvataggi in mare e impone alle imbarcazioni di arrivare al porto assegnato, senza più bloccarsi per ulteriori interventi, appena ricevuta l’indicazione dell’approdo. La Sea Eye 4 ha raccolto 17 migranti nelle acque libiche e, successivamente, altri 32, in una zona di mare di competenza italiana. «L’unità, dopo aver effettuato il primo intervento di soccorso», si legge nella nota, «contravveniva all’impartita disposizione di raggiungere nel più breve tempo possibile il porto di Ortona, dirigendo invece su un’altra unità di migranti sulla quale, sotto il coordinamento di Roma, si stava già dirigendo in soccorso una motovedetta della guardia costiera italiana». Un atto di disobbedienza che, oltre al fermo, comporterà una sanzione tra 2mila e 10mila euro (la decisione spetta al prefetto).
UNA MACCHINA RODATA
La notizia dello stop è giunta alla fine di una giornata di operazioni che ha visto lo sbarco di un gruppo di 49 migranti, dei quali 32 provenienti dal Bangladesh e il resto da Egitto e Sudan. Le azioni di accoglienza e smistamento, coordinate dal prefetto di Chieti Mario Della Cioppa, anche questa volta si sono svolte senza intoppi. «La macchina dell’accoglienza si è fatta trovare pronta», ha dichiarato il viceprefetto Gianluca Braga, «una collaborazione perfetta tra tutti gli attori istituzionali che già nelle due esperienze precedenti, come quella di febbraio e quella di marzo, aveva reso impeccabili le operazioni di soccorso. Questa volta abbiamo riproposto il modello del primo sbarco visto il numero contenuto di migranti a bordo: le procedure sia sanitarie che amministrative abbiamo scelto di svolgerle tutte nel porto».
LA DESTINAZIONE
Le operazioni sono terminate nel pomeriggio di ieri intorno alle 17 e i profughi sono poi partiti per i centri di destinazione. «Abbiamo suddiviso, d’intesa con la prefettura dell’Aquila, tutti i 49 migranti. Gli adulti sono stati assegnati ai Centri di accoglienza straordinaria (Cas) delle tre provincie di Pescara, L’Aquila e Teramo; i minori, invece, andranno a Dogliola». I clandestini, prima di scendere dalla nave, sono stati sottoposti ai controlli medici effettuati dagli operatori sanitari che hanno eseguito tamponi anti-Covid, come da prassi. Presente anche il sindaco Leo Castiglione.
L’EQUIPAGGIO ATTACCA
Dopo la notifica del fermo amministrativo, l’Ong tedesca – ieri assistita dall’avvocato Gianni Piscione – ha deciso di prendere posizione: «Questo provvedimento impedisce ulteriori operazioni di salvataggio da parte della nave», dice il presidente Gorden Isler. «La nuova strategia dell’Italia è perfida e trasparente. I lunghi viaggi verso porti assegnati e lontani comporteranno sempre che dovremo decidere, durante il viaggio, se rispondere a ulteriori chiamate di emergenza. Lo faremo sicuramente, e questo ci porterà all’accusa di aver violato la legge italiana. Queste leggi hanno pochi mesi e danno l’impressione che il nostro comportamento sia illegale. È un altro riprovevole tentativo di criminalizzare il salvataggio in mare per giustificare un’azione statale sempre più brutale».