Minacce e insulti a Di Giovanni: sei tifosi finiscono sotto accusa

25 Marzo 2020

Tre ultrà devono rispondere di tentata estorsione: «Volevano costringere il patron a cedere il club» Agli altri indagati è contestata la diffamazione per i numerosi messaggi offensivi postati su Facebook

CHIETI. Sei tifosi del Chieti calcio sono indagati per le minacce e gli insulti rivolti all’ex presidente Filippo Di Giovanni: le accuse vanno dalla tentata estorsione alla diffamazione. L’inchiesta aperta dal sostituto procuratore Giancarlo Ciani è arrivata a una svolta con la conclusione delle indagini preliminari: si tratta dell’atto che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Il fascicolo era stato aperto lo scorso anno, quando la tifoseria aveva pesantemente contestato l’allora massimo dirigente, spingendo per la cessione della società neroverde. Ad occuparsi delle indagini sono stati i poliziotti della squadra mobile dopo una denuncia presentata in questura dallo stesso Di Giovanni.
LE MINACCE. Tre ultrà devono rispondere di tentata estorsione perché, «in concorso tra loro, con violenza e minaccia», si sono resi protagonisti di una serie di episodi per costringere Di Giovanni ad abbandonare la presidenza del Chieti. In un primo momento, sempre secondo la ricostruzione dell’accusa, uno degli indagati ha inviato alla vittima messaggi intimidatori. Poi lo stesso ultrà, leader della tifoseria organizzata, ha convocato Di Giovanni in un bar di Chieti Scalo e, dopo aver chiuso la porta, ha minacciato di picchiarlo. Alla scena, che risale al 27 gennaio del 2019, hanno assistito altri due tifosi: anche loro adesso rischiano il processo.
I MESSAGGI SU INTERNET. All’attenzione della procura sono finiti pure numerosi messaggi pubblicati su Facebook e contenenti insulti nei confronti di Di Giovanni. E adesso in tre si ritrovano sotto accusa per aver «offeso la reputazione» del numero uno della squadra di calcio cittadina.
GLI STRISCIONI. La contestazione nei confronti del presidente è cominciata subito dopo la promozione in serie D. Il primo intervento contro Di Giovanni, da parte del gruppo ultrà Ottantanove Mai Domi, è arrivato il 24 aprile: «La gestione e l’organizzazione è stata totalmente inadeguata per una società come il Chieti. Al signor Di Giovanni diciamo che il suo tempo da presidente per noi è finito e che non ci rappresenta più. Finché ci sarà lui, non avrà mai più il nostro sostegno». Il 29 maggio gli ultrà hanno affisso uno striscione davanti all’ex sede del Partito democratico, in via Madonna degli Angeli: «Di Giovanni chiacchierone e confidente... libera il Chieti immediatamente». Il luogo scelto per lasciare il messaggio non è stato casuale: Di Giovanni, oltre a guidare la società neroverde, è anche segretario cittadino del Pd e consigliere comunale. Il 7 giugno la tifoseria è tornata all’attacco: «Di Giovanni fa orecchie da mercante, non vuole cedere la società perché il suo unico obiettivo è lucrare sui nostri amati colori», hanno scritto gli ultrà in un passaggio del comunicato dai toni molto duri. «Chiunque entri in società con Di Giovanni diventerà nostro nemico». A inizio luglio, si è concretizzata la cessione della società ad Antonio Mergiotti, tuttora alla guida del Chieti calcio.