Minerva a Ceroli e Odorisio regista dei film sulla teatinità

1 Febbraio 2016

CHIETI. Da Sergio Marchionne, Carlo Bo e nientemeno che il cardinal Joseph Ratzinger a Luciano Odorisio, regista e sceneggiatore teatino. L’Ordine della Minerva, prestigioso riconoscimento che l’Unive...

CHIETI. Da Sergio Marchionne, Carlo Bo e nientemeno che il cardinal Joseph Ratzinger a Luciano Odorisio, regista e sceneggiatore teatino. L’Ordine della Minerva, prestigioso riconoscimento che l’Università D’Annunzio conferisce dal 1986 a personalità della cultura, della scienza e dell’economia, si adegua ai tempi. Quest’anno uno dei due premiati è Odorisio, che nel 1982 vinse il Leone d’oro al festival del cinema di Venezia con il suo Sciopén, opera prima, che raccontava con in modo ironico e impietoso, la vita di provincia. Tradimenti, intrallazzi e pettegolezzi teatini, all’ombra di una disputa tra due direttori di musica che ambivano a dirigere la Grande Orchestra città di Chieti. E’ come se la Minerva, che nel suo albo d’oro ha registrato nomi destinati ad entrare nella storia, primo fra tutti il cardinale diventato papa che venne a Chieti all’inaugurazione dell’anno accademico 88/89, un anno prima che la stessa università conferisse la laurea honoris causa in medicina ad Albert Bruce Sabin, lo scienziato dell’antipolio, diventasse un premio alla teatinità. Al regista 74enne, legatissimo alla sua città che ha raccontato anche nel film Via Paradiso, disvelandone vizi, ipocrisie ma anche i ricordi più belli perché ancestrali.

Domani Odorisio, che si sente onorato da un tale riconoscimento, conferito anche a Piero Angela, Cesare Romiti e Giuliano Vassalli, tanto per fare qualche altro nome, ritirerà la Minerva al termine di una cerimonia che prevede la presenza del ministro Stefania Giannini. Con il regista sarà premiato anche Mario Ceroli, 78 anni, di Castel Frentano. In questo caso parliamo di scultura e scenografia. E’ suo l’Unicorno alato davanti alla sede Rai di Saxa Rubra, o la riproduzione lignea dell’uomo vitruviano di Leonardo. Ma l’arte va al di là di ogni pettegolezzo e intrallazzo di provincia.(l.c.)