«Mio figlio down escluso da quel musical»

La madre: ha sognato un ruolo in Grease a scuola, ma niente. La preside: spettacolo troppo impegnativo
LANCIANO. Ha sognato per settimane di tornare a calcare il palcoscenico con i suoi compagni di scuola nel musical più atteso dell’anno, ma alla fine non ha avuto alcun ruolo. Matteo (nome di fantasia), 17 anni, è uno studente del liceo De Titta-Fermi. È volontario nella Croce Rossa, ha un diploma di web design e uno di teatro conseguito a Londra ed è down. Una condizione che, però, racconta la mamma, «finora non gli ha impedito di fare ciò che voleva, tranne partecipare al musical Grease organizzato dalla scuola nei giorni scorsi per beneficenza. Lo scorso anno Matteo ha partecipato al musical “Mamma mia” organizzato dalla stessa coreografa di quest’anno», prosegue la madre, «cantando il brano iniziale e ballando con i compagni. In tanti l’hanno applaudito e mi hanno chiesto come mai non avesse partecipato quest’anno. Non sapevo cosa rispondere, Matteo ci è rimasto così male che non è voluto andare nemmeno a vedere lo spettacolo. Perché», si chiede amareggiata la donna, «lo scorso anno ha potuto partecipare, peraltro dietro mia esplicita richiesta e inserito a poche settimane dal debutto, e quest’anno no? Si parla tanto di inclusione, in una scuola che ha gli indirizzi pedagogico e sociale, e poi questi ragazzi vengono esclusi. Oltre tutto la stessa coreografa aveva promesso a mio figlio che avrebbe partecipato. Non si pretendeva che gli fosse assegnato il ruolo da protagonista, sarebbe andato bene anche che aiutasse dietro le quinte i suoi compagni, l’importante è che si sentisse coinvolto in un’attività che ama tanto. Mi sono sentita rispondere che non si è trovato un ruolo adatto nello spettacolo perché non volevano metterlo a disagio».
Di tutt’altro avviso la dirigente del De Titta-Fermi, Daniela Rollo. «Chi conosce la nostra scuola sa quanta attenzione dedichiamo all’inclusione e quanto siamo sensibili a questi temi. Abbiamo trattato Matteo al pari di tanti ragazzi esclusi dai casting perché il musical era molto impegnativo e dai ritmi intensi. Relegare il ragazzo a un ruolo speciale solo perché disabile sarebbe stato doppiamente offensivo per lui, non è questo ciò che intendiamo per inclusione. Per noi il ragazzo deve essere accompagnato in un percorso adeguato che possa valorizzarlo al pari di tutti gli altri, non essere trattato da fenomeno». (d.d.l.)
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