«Mio figlio in coma, ma nessuno ha capito»

10 Marzo 2022

Parla la mamma di Giuseppe Pio aggredito dietro l’ex stazione: vicina alle famiglie, capisco l’angoscia

LANCIANO. «Mi ha fatto molto male sapere di quel ragazzo romano aggredito, ho rivissuto l’incubo di mio figlio». Paola Iasci è la mamma di Giuseppe Pio D’Astolfo, il giovane aggredito il 17 ottobre 2020 da tre minorenni di etnia rom dietro l’ex stazione Sangritana. Il pugno sferrato da un ragazzino, all’epoca appena 13enne e quindi non imputabile, lo ha mandato in coma per un mese e tuttora gli ha lasciato strascichi. Le notizie di cronaca che in questi giorni arrivano da Lanciano a Termoli, dove i D’Astolfo sono tornati a vivere, sembrano riportare indietro le lancette del tempo. «Sono vicina a questa famiglia», dice Paola, mamma tenace e combattiva, «conosco bene il dolore e l’angoscia che si provano. Almeno questo ragazzo non è stato colpito alla testa, ma comunque gli rimarrà un trauma. Quello che è successo a mio figlio non ha insegnato niente», rimarca Paola, «a Lanciano continuano ad accadere episodi gravi, c’è gente che va in giro a rompere teste e mandibole, sapendo probabilmente di farla franca. Ad ottobre saranno due anni dall’aggressione a Giuseppe Pio e noi stiamo ancora aspettando giustizia».
A parte un periodo trascorso in comunità, i tre minorenni indagati per l’aggressione di due anni fa sono tornati alla vita di sempre. Uno di loro è anche finito di nuovo nei guai, con l’accusa di aver picchiato e minacciato un 16enne per soldi. «Servono pene certe e severe per fermare questi comportamenti», sottolinea Paola Iasci, «vorrei che in nome di Giuseppe si smuovesse qualcosa, un segnale forte contro questi atti di violenza che non hanno alcun senso». (s.so.)