«Mio padre contagiato in reparto»

15 Aprile 2021

Il figlio di un 90enne stroncato dal virus racconta: invece di essere curato, è morto

LANCIANO. «Mio padre è morto di Covid, ma non di un Covid normale. A lui ne è stato riservato uno speciale: il Covid ospedaliero. In attesa del vaccino, è stato ricoverato in medicina a Lanciano per ulcere e dopo due settimane di degenza per accertamenti ha contratto il virus in un reparto di un ospedale dichiarato Covid Free. Una dichiarazione che ha il sapore amaro della beffa». Così N.G. racconta la morte di suo padre, F.P.G. di 90anni, stroncato dal Covid che ha preso nel reparto di medicina dell’ospedale Renzetti: all’ingresso in ospedale il padre era negativo. «Il 7 marzo papà è arrivato in ospedale e dopo dei tamponi è stato ricoverato in medicina», riprende il figlio, «il 24 marzo scopriamo che il Covid è entrato nell’unità e ci viene comunicato che papà lo ha contratto. Nel pomeriggio dello stesso giorno viene trasferito ad Atessa. Poi il 1° aprile da Atessa è stato trasferito a Chieti. Il 9 aprile papà è morto». Una sequenza terribile. «Mi chiedo cosa significa ospedale Covid free se un paziente si ammala di Covid proprio lì dove doveva essere curato e dove il coronavirus non dovrebbe entrare. E poi visto che purtroppo non è la prima volta che quel reparto mostra delle evidenti crepe dove il virus si insinua, non è il caso di porvi rimedio? Da chi è partita l’infezione? Sicuramente non dai degenti: loro vengono tamponati prima di entrare in reparto e se ci sono sospetti comunque non entrano e sono messi in isolamento. Non dai familiari, che non possono accedervi. È un problema interno? Vorrei saperlo, come lo vorrebbero sapere le altre persone che hanno perso i propri cari in questo modo, perché magari si potranno evitare altre dolorose morti».
N.G. prova ad aggrapparsi ai ricordi, ma non servono a lenire il dolore e la rabbia per una morte avvenuta perché il padre aveva bisogno dell’ospedale per essere curato e che invece in ospedale si è ammalato. (t.d.r.)