Miracolo, musica e fiere Lanciano punta al titolo

Il Comune in corsa con altre 30 città per diventare Capitale della cultura 2020 Pupillo e Miscia: progetto che traina economia e turismo. Responso fra 3 giorni
LANCIANO. Ci sono le tradizioni, i monumenti, il territorio e la religione nel progetto che Lanciano ha presentato al Ministero per diventare “Capitale della cultura 2020”. Ci sono concerti e fiere, Miracolo Eucaristico e musei, Mastrogiurato e Settembre lancianese, la casa editrice Carabba e il mese della cultura, i presepi e la Squilla. Un progetto ambizioso, «il Prg della cultura che muoverà la città nei prossimi anni» lo definiscono il sindaco Mario Pupillo e l’assessore alla cultura Marusca Miscia. Progetto presentato a tre giorni dal responso che dirà se Lanciano sarà tra le dieci città finaliste sulle 46 partecipanti al bando.
IL PRG DELLA CULTURA. «È una scommessa», dice Miscia, «il desiderio di dare una cornice a progetti ampi sulla cultura che possa fare da traino anche all’economia e al turismo. Tantissime le associazioni che hanno contribuito, il partner tecnico “Eventi e Congressi” e i privati, a quello che sarà il nostro Prg che è partito dall’Abc, ovvero da accoglienza, bellezza, cammino. Un Prg che resterà anche se Lanciano non dovesse diventare a gennaio Capitale della cultura 2020».
IL BANDO. È il Mibact (ministero Beni culturali) a lanciare il bando per eleggere la Capitale della cultura scegliendo tra le città candidate che propongono un nuovo modo di fare cultura, valorizzando il territorio, rafforzando coesione e inclusione, e collaborazione con i privati. «Le candidate erano 46», dice Umberto Di Menno (Studio Eventi e Congressi), «Lanciano ha già superato una prima selezione rientrando tra le prime 31. Mercoledì saprà se sarà tra le 10 finaliste e il 31 gennaio 2018 se sarà vincitrice». Partecipare al bando ha anche un risvolto economico. «Il Ministero concede un milione di euro per realizzare il progetto», continua Di Menno, «e permette di sforare il Patto di stabilità per gli investimenti che rientrano negli eventi presentati. Inoltre offre visibilità alla città a livello nazionale e un ritorno turistico. Pistoia, capitale quest’anno, finora ha registrato +70% di turisti».
IL PROGETTO. Sono 4 i punti cardini del dossier che si basa su crescita culturale, professionale, su dialogo interculturale e sviluppo turistico. Ogni punto ha sottogruppi di attività e investimenti. «Partiamo dalla creazione di una smart cultural city», spiega Pupillo, «per lo sviluppo culturale che abbracci ambiti diversi fino alla religione poggiando su ricchezza e bellezza della nostra città. Tra i punti di forza evidenziati abbiamo la presenza di tantissime associazioni, tradizioni storiche e culturali, la casa editrice Carabba, i corsi musicali estivi, il Mastrogiurato, la Settimana Santa, il Miracolo Eucaristico, il teatro, la Via Verde, il Parco della Maiella, i trabocchi e le eccellenze agroalimentari. Da questi punti partiamo per creare eventi e nuovi percorsi». Ad esempio la “Via dei musei” che collega San Nicola, Palazzo Berenga, Santa Maria Maggiore, la casa museo Federico Spoltore, il museo Diocesano e il Parco delle arti musicali.
LE INFRASTRUTTURE. Ma ci sono anche criticità ormai note dal punto di vista culturale e turistico: la carenza di strutture per spettacoli medi e grandi e di strutture ricettive. «Il teatro Fenaroli ha 300 posti, l’auditorium Bper 400», dice il sindaco, «ma per spettacoli da 1.000 persone, dopo i divieti ministeriali, non abbiamo spazi. Puntiamo, quindi, sulla ristrutturazione del padiglione 2 della Fiera e sul completamento di Villa delle Rose con l’aiuto della Regione. Da ampliare le strutture ricettive: a maggio arriveranno 1.000 atleti di calcio giovanile e ne possiamo accogliere massimo 300; gli altri andranno altrove. Per questo è importante collegarsi col territorio che va dalla Maiella ai trabocchi». Ma sono tante altre le strutture da riqualificare per essere Capitale della cultura: Torri Montanare, ex Torrieri, palazzi Berenga e Stella-Maranca, sala Mazzini. Opere che, in realtà, attendono da anni lavori che potrebbero essere fatti vincendo il bando e coinvolgendo i privati. Gara difficile per Lanciano che sfida colossi come Agrigento, Parma, Ravello, Noto, Gallipoli e anche la corregionale Teramo. «Non importa la grandezza della città», chiude Pupillo, «ma il saper proporre un modo nuovo di fare cultura e credo ci siamo riusciti con l’aiuto delle associazioni e dei privati».
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