Mirò, due ricorsi per tornare a costruire

1 Agosto 2019

Sile e Comune di Cepagatti chiedono al Consiglio di Stato di annullare la sentenza del Tar che ha bloccato le ruspe

CHIETI. Riprende la battaglia in tribunale per tornare a costruire il parco commerciale Mirò. Nel giro di una settimana sono stati presentati due ricorsi, nella sostanza identici, per chiedere di annullare la sentenza del Tar del 7 marzo scorso che, su richiesta della Regione, ha bloccato le ruspe in cantiere. A presentare i ricorsi sono stati i costruttori, la ditta Sile di Bergamo, e il Comune di Cepagatti. Entrambi chiedono al Consiglio di Stato di annullare, o quanto meno riformare, la sentenza del 7 marzo che, a sua volta, ha annullato gli esiti della conferenza dei servizi del Comune di Cepagatti che ha dato il via libera al cantiere.
Il 23 luglio scorso è arrivato il ricorso del sindaco di Cepagatti Gino Cantò, assistito dagli avvocati Ugo Di Silvestre e Lorenzo Passeri. Lunedì scorso quello della Sile amministrata da Massimo Locatelli, assistito da Giulio Cerceo e Stefano Corsi. In entrambi i ricorsi viene contestato il fatto che «la sentenza, andando ben oltre le censure poste dalla Regione, ha effettuato valutazioni sulla natura del procedimento sulla durata dei titoli, sulla mancata partecipazione alla conferenza dei servizi del comitato Via (Valutazione di impatto ambientale)». Il Tar, infatti, ha bloccato l’opera dicendo che le autorizzazioni erano scadute. Ma, secondo la Sile e Comune di Cepagatti, i «titoli abilitativi, ormai da tempo rilasciati» non potevano essere rimessi in discussione da una conferenza dei servizi che avrebbe dovuto occuparsi, a parere dei due, «della mera voltura di essi», voltura che si era resa necessaria a seguito del fatto che la Sile ha comprato i terreni dal precedente proprietario, la società Sirecc. Il Tar, invece, accoglie il ricorso della Regione, annulla l’esito della conferenza dei servizi di Cepagati che aveva autorizzato la voltura, e stoppa il cantiere. Nel merito, spiegano entrambi i ricorsi, la sentenza è sbagliata «nella parte in cui il Tar ha ritenuto di poter dare rilevanza ai giudizi Via di non prorogabilità del giudizio Via del 2012 - quello cioè che autorizzava le opere - relativi a lavori diversi e non collegati alla mera valutazione dei titoli del 2013».
A rigettare la visione proposta dai due ricorsi è sicuramente il Wwf Chieti Pescara presieduto da Nicoletta De Francesco che ha affidato all’avvocato ambientalista Francesco Paolo Febbo la battaglia legale contro il nuovo intervento commerciale da realizzare sulle rive del fiume Pescara, a ridosso di Medalò. «Continueremo la nostra battaglia a favore del territorio», ha detto l’avvocato Febbo, «per quanto ci riguarda siamo sicuri che le autorizzazioni del nuovo intervento edilizio siano scadute, come ha sostenuto il Tar nella sentenza di marzo».
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