Mirò, riparte l’esame del progetto Si decide sui permessi in sanatoria

Il comitato Via della Regione apre a una nuova valutazione dell’insediamento vicino al fiume Ma le associazioni protestano: «I negozi saranno ancora bocciati, i capannoni vanno abbattuti»
CHIETI . Per il parco commerciale Mirò si riparte da capo. Dopo due giudizi negativi sulla possibilità di realizzare i nuovi negozi accanto al centro commerciale Megalò, il comitato regionale per la valutazione dell’impatto ambientale (Via) questa volta non rigetta la richiesta di nuovi permessi, ma fa ripartire il processo di valutazione di impatto ambientale. È quanto è stato stabilito nella seduta di ieri, che doveva decidere in merito alla realizzazione degli edifici commerciali.
Il comitato Via ha preso atto della documentazione presentata dalla Sile Costruzioni, la ditta bergamasca che vuole realizzare l’insediamento, e ha ascoltato le ragioni del Wwf che, attraverso l’avvocato Francesco Paolo Febbo, ha esposto una serie di motivi per cui non solo l’intervento non può essere completato, ma le costruzioni in cemento vanno subito abbattute. Al termine della seduta, il comitato Via ha dato mandato al Servizio valutazioni ambientali di avviare il procedimento di Via postuma, vale a dire l’iter che, se andrà a buon fine, porterà ai permessi che servono a realizzare l’intervento. A far sì che questa volta il comitato Via non bocciasse la richiesta di permessi della Sile, come è avvenuto negli ultimi due casi, è stata una ordinanza del Tar che, a dicembre scorso, aveva suggerito questa strada.
«Ripercorreremo un iter lungo, tortuoso, già seguito», dice il consigliere regionale Mauro Febbo, da sempre contrario all’opera. Febbo si dice certo che l’iter «porterà allo stesso risultato negativo per la Sile visto che, già in più di una occasione, il Comitato si è espresso e che nulla è modificato, se non il tentativo legittimo della società di difendere un proprio investimento. Inutile ricordare che i manufatti del complesso Mirò sono stati realizzati sulla base di una voltura di titoli abitativi della Sirecc alla Sile Costruzioni srl, illegittimamente autorizzata da una conferenza di servizi indetta dal Comune di Cepagatti nel 2018, i cui esiti sono stati annullati in primo e secondo grado dalla giustizia amministrativa. Anche dal punto di vista socio-economico ho più volte ribadito la mia contrarietà e quella della Regione con esplicite motivazioni. Aspetteremo con fiducia il giudizio di merito del Tar di metà giugno e tutto il lungo tempo necessario per arrivare a Via postuma, ma nel frattempo rivolgo ancora l’invito ai Comuni di Chieti e Cepagatti, interessati alle opere illegittime, di procedere alla richiesta di rimozione e bonifica delle aree diventate un ricettacolo di immondizia e illegalità».
L’avvocato Francesco Paolo Febbo torna ad affilare le armi: «Noi siamo pronti alla battaglia», dice, «ma siamo certi che il procedimento riaperto non si concluderà con un’approvazione. La Via postuma non è possibile perché è prevista solo per opere che sono già state realizzate, in totale o in parte. Siamo di fronte a giudizi del comitato Via negativi che, a nostro avviso, non sono superabili. Il Prusst è scaduto per la parte privata, è stato riapprovato solo per la parte pubblica, e quindi non c’è il presupposto giuridico. Oltre al fatto che non ci sono più i titoli autorizzativi perché sono ancora intestati al vecchio proprietario del terreno, la Sirecc».
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