Mistero D’Alò, il giudice prende tempo

13 Marzo 2015

I parenti si oppongono all’archiviazione, chiedono nuove indagini sull’uomo sparito 16 anni fa

CHIETI. «Confidiamo nella giustizia e preghiamo affinché ci aiuti a trovare la verità e un posto su cui piangere la morte di nostro figlio». Sono le parole dei genitori ormai ottantenni di Maurizio D’Alò, scomparso 16 anni fa da Chieti. Appello pronunciato subito dopo l’udienza per opposizione alla richiesta di archiviazione del controverso caso giudiziario. Per i familiari Maurizio sarebbe stato ucciso, per la procura, invece, si tratterebbe di un allontanamento volontario concluso con un tragico gesto.

La richiesta di archiviazione era stata emessa dal pm Marika Ponziani il 13 giugno scorso dopo la presentazione della querela per omicidio contro ignoti presentata il 21 marzo del 2014 dall’avvocato Mario Del Monaco, difensore della famiglia D’Alò. Ma ieri, il gip Luca De Ninis, che avrebbe dovuto pronunciarsi sull’archiviazione o sulla riapertura delle indagini ha preso qualche giorno di tempo. «Il pm Giuseppe Falasca» riferisce l’avvocato Del Monaco «davanti a Guido D’Alò, padre dello scomparso, ha insistito sulla richiesta di archiviazione». Sul fronte opposto, invece, le pressanti richieste del difensore che ruotano intorno ad interrogativi mai risolti. Perché non sono mai stati ascoltati i due testimoni chiave che riferendosi a Maurizio lo definivano «ormai terra per ceci» e «sepolto sotto un ponte»? Che fine hanno fatto i tabulati telefonici dello scomparso spariti dagli atti? E ancora, perché non si è proceduto ad indagini di chemioluminescenza per trovare eventuali tracce di sangue di Maurizio D’Alò nella sua abitazione e nelle auto di proprietà della moglie?