Mobbing, chiesti 80mila euro al Comune

16 Settembre 2023

Ex dipendente denuncia 6 anni di soprusi, richiami ingiustificati e demansionamenti dal 2011 al 2017

LANCIANO. Un ex dipendente del Comune di Lanciano denuncia 6 anni di soprusi, richiami ingiustificati e demansionamenti, al punto da rivolgersi al giudice del lavoro del tribunale di Lanciano per vedere riconosciuto il mobbing. L’uomo è difeso dall’avvocato Giulia Napolitano.
Anche se le presunte condotte vessatorie sarebbero avvenute dal 2011 al 2017, durante la precedente amministrazione, ora a dover rispondere in giudizio è l’attuale sindaco Filippo Paolini, in quanto legale rappresentante dell’ente. Quindi non è chiamato in causa l’ex sindaco Mario Pupillo, ma l’attuale Paolini, che comunque non ha risposto a un tentativo di conciliazione che ha presentato l’avvocato Napolitano. Così l’ente si affida ai propri avvocati Antonella Fantini, Emanuele Laudadio e Marcella Marino per difendersi dall’accusa di «atti persecutori diretti alla emarginazione dal contesto lavorativo dell’uomo» che ha chiesto anche un risarcimento dei danni patiti per la presunta condotta di mobbing di circa 80mila euro.
«La prima udienza ci sarà la prossima settimana», spiega l'avvocato Napolitano, «anche se in questi anni il mio assistito ha cercato più volte una mediazione, di risolvere il problema per poter lavorare bene, ma invano. I problemi per lui sono iniziati con il cambio di amministrazione, l’insediamento della giunta Pupillo nel 2011 e sono andati avanti fino al 2017. In questi anni il mio assistito ha subito una serie di prevaricazioni, provvedimenti disciplinari, atti persecutori anche fuori dal posto di lavoro, richiami che forniremo al giudice nella corposa documentazione che produciamo. Ci sono oltre 115 atti, documenti, che dimostrano che ha subito mobbing, è stato vittima di un atteggiamento mirato alla sua esclusione da alcune mansioni e di richiami anche ingiustificati». E l’avvocato fa anche un esempio. «Era in malattia ed è stato fermato in strada dai vigili, che stranamente lo hanno incrociato, che gli hanno contestato il fatto che doveva appunto stare a casa, ma non gli hanno dato possibilità di spiegare. Gli è subito arrivato un richiamo e ha dovuto dimostrare che stava tornando a casa dopo aver fatto una visita medica nella clinica Madonna del ponte di Lanciano. Poi una serie di richiami senza motivo, provvedimenti disciplinari che gli hanno causato dolore, malattie tutte dimostrabili. Ha chiesto anche chiarimenti ma non c'è stata mai volontà di dialogo». Dialogo che avvocato e cliente hanno cercato anche con l'attuale amministrazione. «In realtà è stato coinvolto anche l’attuale sindaco», chiude Napolitano, «perché non ha risposto a un tentativo di conciliazione, non obbligatorio, che però abbiamo fatto per evitare il contenzioso. Quindi ora si va a processo».
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