Moglie e figlia giù dall’A14 Il papà rischia il processo

23 Dicembre 2016

L’uomo precipitò con la sua Volkswagen da un viadotto dell’autostrada a Ortona È accusato di duplice omicidio colposo: il Gip vuole ascoltare due testimoni oculari

CHIETI. Di quel terribile incidente che nel 2014 gli ha distrutto la vita, Angelo Aristone potrebbe rispondere in tribunale. Il 42enne pescarese, che il 31 maggio 2014 guidava l’auto volata giù da un viadotto della A14 con a bordo la figlioletta Vittoria, di soli 10 anni, e la moglie Emanuela Morosini di 39, potrebbe finire a processo per omicidio colposo. La tragedia avvenne all’altezza del viadotto “Riccio I” di Ortona.

L’auto, una Volkswagen Golf, fece un salto nel vuoto di 60 metri: mamma e figlia morirono sul colpo, il papà si è miracolosamente salvato, anche se ha riportato lesioni gravissime. La Procura ha aperto un’inchiesta e ha iscritto nel registro degli indagati sia il padre sia il direttore pro-tempore del settimo tronco autostradale, Gianni Marrone, di 54 anni. Secondo la procura Aristone, assistito dall’avvocato Roberta Contini, non avrebbe tenuto «una velocità adeguata alle condizioni della strada (fondo stradale bagnato) tale da consentirgli di compiere in sicurezza tutte le manovre necessarie a conservare il controllo del veicolo». Marrone, difeso da Goffredo Tatozzi, è accusato invece di cooperazione nell’omicidio colposo e anche lui di omicidio colposo «in quanto ometteva di collocare nel tratto autostradale teatro del sinistro una barriera H4 ma vi manteneva un guardrail per altro non oggetto di adeguata manutenzione, il quale, per la sua insufficienza strutturale e l’inadeguato fissaggio dei montanti che fuoriuscivano dal loro basamento, non riusciva a contenere la Volkswagen Golf».

Secondo la Procura questa è stata la dinamica dell’incidente: l’auto stava affrontando una curva che volgeva a sinistra procedendo sulla corsia di sorpasso quando ha urtato il new jersey spartitraffico di sinistra. L’urto ha fatto perdere al guidatore il controllo del mezzo che ha sbattuto di nuovo contro il new jersey e poi ha fatto un testacoda di circa 180 gradi andando a finire contro il guardrail di destra, sfondandolo e precipitando nel vuoto. Nello stesso procedimento giudiziario Aristone figura anche come parte offesa, insieme a sua mamma e sua sorella e al padre, alla mamma e alla sorella di Emanuela. Sarà ora il giudice per l’udienza preliminare a stabilire se ci dovrà essere un processo per Aristone e Marrone. Ieri mattina il gup Luca De Ninis ha deciso di disporre per l’udienza del 23 febbraio l’esame di due testimoni oculari.

Solo dopo si vaglieranno le quattro consulenze a disposizione. Si cercherà di sciogliere così i nodi sulla dinamica dell’incidente, la velocità dell’auto (che secondo la difesa era adeguata), la funzione contenitiva delle barriere autostradali e la loro corretta manutenzione.