Moglie uccisa a bastonate, chiusa l’inchiesta

Un anno fa il delitto di Torino di Sangro: la procura contesta al marito l’omicidio volontario aggravato
TORINO DI SANGRO. Un anno fa, era il 29 novembre del 2019: Domenico Giannichi, 69 anni, al culmine di una lite uccise la moglie, Luisa Ciarelli, prendendola a bastonate. Un anno dopo, la procura di Vasto annuncia la chiusura delle indagini preliminari e formula nei confronti dell’indagato l’accusa di omicidio volontario aggravato dal rapporto coniugale.
L’incidente probatorio, richiesto dall’avvocato Alberto Paone, non ha cambiato la posizione di Giannichi. Il perito della difesa ha insistito sulla incapacità di intendere e volere del pensionato ma il perito della Procura è arrivato ad una conclusione opposta. Nei giorni scorsi, sono state depositate anche le conclusioni della perizia autoptica eseguita dal medico legale Christian D’Ovidio. La difesa ha richiesto una copia per tentare una strada: se l’autopsia avesse stabilito che la morte di Luisa Ciarelli non sarebbe stata provocata direttamente dai colpi inferti dal marito, la posizione dell’uomo potrebbe alleggerirsi. L’avvocato Paone al momento non vuole rilasciare dichiarazioni: «Lo farò dopo aver visto tutti gli atti», dice.
Le imminenti festività natalizie non rallenteranno l’attività del difensore di Giannichi, che un anno fa uccise la moglie di 65 anni a bastonate. Il penalista che lo difende ha sempre sostenuto la fragilità psicologica del suo cliente aggravata da una delicata patologia. Giannichi è rinchiuso nel carcere di Torre Sinello, a Vasto. Dal giorno dell’arresto non ha evidenziato sintomi preoccupanti. La difesa dell’indagato, subito dopo il delitto, parlò di tragico epilogo dovuto ad un eccesso di difesa: Domenico sarebbe stato violento perché, a sua volta, si sarebbe trovato in uno stato di pericolo e si sarebbe difeso. Avrebbe reagito perdendo la testa e commettendo il delitto. Fra Giannichi e la moglie, prima dell’omicidio, ci fu una discussione poi finita nel sangue. Giannichi sarebbe stato preso a morsi e ferito al naso. Prima dell’arresto dovette farsi medicare nell’ospedale di Lanciano. Le ferite furono rilevate anche dal medico legale D’Ovidio nel carcere di Torre Sinello. Il medico visitò Giannichi per fare una valutazione d’insieme delle ferite e per valutare se le ferite evidenti sul volto dell’arrestato potevano essere compatibili con i meccanismi di difesa. A firmare la conclusione delle indagini preliminari è stato il sostituto procuratore del tribunale di Vasto, Gabriella De Lucia, titolare dell’inchiesta. (p.c.)

