Moglie uccisa, marito a processo a maggio

17 Febbraio 2024

Lanciano. Bidella 60enne trovata senza vita nel garage: giudizio immediato per Aldo Di Nunzio, 71 anni

LANCIANO. Si aprirà il prossimo 10 maggio, in Corte d'assise a Lanciano, il processo per Aldo Rodolfo Di Nunzio, accusato di aver strangolato la moglie Annamaria D'Eliseo e di averne inscenato il suicidio. Dopo la svolta con il suo arresto l'11 gennaio scorso, la Procura di Lanciano ha chiuso le indagini e chiesto il giudizio immediato per il 71enne ex vigile del fuoco. La richiesta, firmata dal procuratore Mirvana Di Serio, è stata accolta dal giudice per le indagini preliminari, Massimo Canosa, che ha fissato fra tre mesi la prima udienza in Corte d'assise. L'imputato, difeso dall'avvocato Silvia De Santis, è tuttora rinchiuso nel carcere di Villa Stanazzo, dopo che lunedì scorso il tribunale del Riesame gli ha negato la scarcerazione.
Di Nunzio deve rispondere di omicidio volontario aggravato dal rapporto di coniugio. Annamaria D'Eliseo, collaboratrice scolastica di 60 anni, venne trovata morta il 15 luglio 2022 nel garage dell'abitazione di famiglia in contrada Iconicella. Secondo la procura, Di Nunzio avrebbe afferrato il collo della moglie con “un filo elettrico di colore giallo-verde” e, stringendo con forza, ne avrebbe cagionato il decesso. Dal canto suo l'ex ispettore dei vigili del fuoco continua a respingere le accuse, anche dal carcere, e a sostenere la tesi del gesto volontario. Ma la svolta nelle indagini, durate 18 mesi, è arrivata all'inizio di quest'anno. Di Nunzio è finito in carcere dopo il deposito di perizia, l'8 gennaio, da parte del consulente informatico della Procura, Christian Franciosi, che ha scoperto i frammenti della telecamera della villa in cui, in sei secondi, si sentiva la voce di Annamaria che gridava: «No, lasciami, no, lasciami».
La scorsa estate una precedente richiesta di arresto era stata rigettata sia dal gip di Lanciano che dal Riesame, che non considerarono probatorie le prove portate dalla Procura sull'esito della consulenza del Ris sui cavi elettrici trovati nel garage, secondo la quale non avrebbero potuto sopportare un peso superiore a 57 chili senza spezzarsi. In cantina non c'era, inoltre, un gancio o un punto di appoggio dove la donna poteva fissare il cavo elettrico per suicidarsi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA