Molino: pareri ok, voto sì Della Porta: studio le carte

VASTO. «Non è una sanatoria, ma l’applicazione di una legge regionale che consente il cambio di destinazione d’uso». Domenico Molino, consigliere comunale Pd e presidente della Commissione assetto...
VASTO. «Non è una sanatoria, ma l’applicazione di una legge regionale che consente il cambio di destinazione d’uso». Domenico Molino, consigliere comunale Pd e presidente della Commissione assetto del territorio, spiega la sua posizione favorevole al Molino Village, punto centrale all’ordine del giorno del prossimo consiglio comunale fissato per venerdì, ma destinato a slittare a lunedì in seconda convocazione.
Sull’elegante residence di contrada San Tommaso, finito nell’occhio del ciclone per la realizzazione di residenze private in una zona classificata D4, ossia destinata a insediamenti turistici, la maggioranza di centrosinistra non ha ancora trovato la cosiddetta “sintesi”, divisa com’è tra favorevoli, contrari e attendisti, con il rischio concreto che sul cambio di destinazione d’uso del complesso immobiliare si consumano strappi e spaccature. In queste ultime ore il fronte dei contrari sembra essersi rafforzato: ai no di Rifondazione comunista e di Sel, potrebbero aggiungersi anche quelli dei due socialisti Gabriele Barisano e Giovanna Paolino. Tra le posizioni favorevoli spicca invece quella di Molino, renziano della prima ora.
«È una richiesta legittima, non si tratta di una sanatoria», ribadisce il consigliere democratico, «avrei modificato il mio giudizio solo in presenza di atti e pareri tecnici negativi, ma l’ufficio urbanistico ha rilasciato un parere favorevole. Su questo argomento ci sono sensibilità diverse nella maggioranza, ma non è su questo punto che si può misurare la tenuta del centrosinistra, perché è un provvedimento di natura amministrativa».
Fin qui la posizione di Molino. E le minoranze? Anche nel centrodestra c’è imbarazzo. Tra gli orientamenti contrari, quello dell’ex giudice Mario Della Porta, il cui intervento in aula è molto atteso. «Sto visionando gli atti», si limita a dire il consigliere, «il mio voto non sarà per partito preso. Se mi esprimerò contro è perché ritengo che non si possa votare diversamente». (a.b.)
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