Molino Village, il Tar dà ragione al Comune

12 Febbraio 2017

Per i giudici legittimo il diniego del consiglio comunale alla sanatoria per il residence a San Tommaso

VASTO. «Legittimo il diniego al cambio di destinazione d’uso del Molino Village». È una sentenza destinata a far rumore quella emessa dal Tar di Pescara che, pronunciandosi sul ricorso presentato dalla società vastese Molino & Molino srl, lo ha respinto condannando la ricorrente al pagamento di quattromila euro e certificando la piena legittimità dell’operato del Comune. La vicenda, che ha tenuto banco per anni, con posizioni divergenti nella stessa maggioranza di centrosinistra guidata all’epoca dall’ex sindaco Luciano Lapenna, è quella relativa al Molino Village, l’elegante complesso residenziale di contrada San Tommaso finito nel mirino della magistratura per irregolarità urbanistiche relative alla realizzazione di residenze private in una zona classificata D4, ossia destinata ad insediamenti turistici.

A rivolgersi ai giudici amministrativi era stato il titolare della ditta vastese, Filippo Molino, all’indomani della decisione presa dal consiglio comunale il 26 gennaio 2015 di non autorizzare la variazione della destinazione d’uso da residence turistico a residenziale ad uso privato delle 101 unità immobiliari già edificate e ubicate all’interno del villaggio turistico. Secondo la società ricorrente, che rivendica il cambio di destinazione d’uso del residence consentito dalla legge regionale 62 del 2012, una sorta di “sanatoria”, sulla questione non si sarebbe dovuta pronunciare l’assemblea civica, ma solo il dirigente della sezione urbanistica comunale, trattandosi di materia di competenza degli uffici.

Una tesi che non ha convinto i giudici amministrativi che con un provvedimento di nove pagine hanno motivato il loro verdetto. Il collegio, formato da Amedeo Urbano, Alberto Tramaglini e Massimiliano Balloriani, ha ritenuto il ricorso infondato sul presupposto che «il diniego risulta ben motivato ed immune da censure. La scelta del consiglio comunale appare logica e coerente con l’intenzione evidenziata nel provvedimento di incrementare quel tipo di interventi prettamente turistici in aree che già possiedono quella vocazione per essere in zona marina ed in prossimità di un sito di interesse comunitario (Sic)». Lo stesso collegio ha ribadito la competenza del consiglio comunale.

Ma la battaglia è solo all’inizio, visto che l’impresa vastese potrebbe rivolgersi ora al Consiglio di Stato tentando in quella sede di ribaltare la sentenza, la quale, se confermata, spianerebbe la strada a due ipotesi: la demolizione del residence o in alternativa l’acquisizione dell’immobile al patrimonio pubblico. Capitolo a parte è quello penale. Sta, infatti, andando avanti il processo in tribunale a carico dell’imprenditore, del direttore dei lavori e di altre tre persone rimaste coinvolte a vario titolo nell’inchiesta della Procura che nel 2013 pose sotto sequestro le unità immobiliari.

Anna Bontempo

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