Morì dopo tre interventi, assolti 18 medici

8 Luglio 2021

Si chiude il caso dell’ex consigliere di Furci deceduto tre anni fa al San Pio: i sanitari operarono correttamente

VASTO. Il comportamento dei medici che si occuparono di Giustino Argentieri, 69 anni, l’ex consigliere comunale di Furci morto tre anni fa dopo un intervento chirurgico, fu corretto e nessuna tecnica chirurgica più appropriata avrebbe potuto salvarlo. Il gip del tribunale di Vasto, Fabrizio Pasquale, ha archiviato l’inchiesta sulla morte di Argentieri. Diciotto i medici indagati che sono stati scaglionati. Le note critiche di un consulente della famiglia non hanno convinto il magistrato: rigettata la richiesta di un incidente probatorio, la vicenda si chiude definitivamente.
Argentieri morì nel 2018 all’ospedale San Pio dopo tre interventi chirurgici. Tutto ebbe inizio quando, dopo una biopsia alla prostata, gli venne consigliata una prostectomia. Avrebbe dovuto essere un intervento di routine. Il 5 marzo 2018 il pensionato fu ricoverato per essere sottoposto a un intervento chirurgico. «Le perizie hanno evidenziato che l’intervento eseguito dagli urologi fu svolto correttamente», ha rimarcato ieri l’avvocato Fabio Giangiacomo, uno degli legali della difesa con i colleghi Antonello Cerella, Silvia Ranalli, Arnaldo Tascione, Pierpaolo Andreoni, Cinzia Di Medio e Vincenzo Ranni. Argentieri, a distanza di due giorni dall’operazione, iniziò però a stare male manifestando un quadro clinico sintomatologico di cosiddetto “addome acuto”. L’8 marzo ci fu un secondo intervento per la necrotizzazione di una parte di intestino. I consulenti hanno sostenuto che l’ischemia del colon cieco è tuttavia significativa negli anziani. «I periti hanno evidenziato che questa patologia non era collegata al primo intervento né era prevedibile», ha rimarcato l’avvocato Antonello Cerella. Il 30 marzo Argentieri tornò sotto i ferri per la terza volta. Subito dopo finì in Rianimazione e il 19 aprile morì.
In base alle perizie eseguite da un pool di professionisti, la Procura prima e il gip poi hanno chiesto l’archiviazione, non ravvisando nessuna criticità nella condotta professionale delle 18 persone che si occuparono di lui: medici, anestesisti e personale infermieristico. I periti della Procura (Pietro Falco, Beatrice Valerio, Raffaele Visini, Maurizio Salvatore Maggiore e altri dieci consulenti) hanno evidenziato che Argentieri morì per una rara quanto imprevedibile forma di ischemia al colon. È stato quindi sancito il comportamento corretto di tutto il personale che si occupò del paziente. «Sulla scorta delle considerazioni fatte dagli esperti, deve concludersi», ha scritto il gip Pasquale nel dispositivo, «che la vicenda non merita ulteriori approfondimenti investigativi, essendo pienamente condivisibili le argomentazioni addotte dal pm Giampiero Di Florio a sostegno della richiesta di archiviazione. Per questo motivo dispongo l’archiviazione del procedimento». (p.c.)
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