Morì in moto 8 anni fa, perizia da rifare

11 Novembre 2015

Caso D’Adamio: i giudici d’appello accolgono le richieste della difesa dell’automobilista condannato per l’incidente

VASTO. Tutto da rifare. La Corte d’appello dell’Aquila ha disposto il rifacimento della perizia sull’incidente stradale che il 24 maggio 2007 costò la vita ad uno studente di San Salvo, Stefano D’Adamio. La Corte ha accolto le richieste del difensore del presunto responsabile, S.D.R., 40 anni, l’avvocato Marisa Berarducci, e disposto nuovi accertamenti per appurare la corretta dinamica dell’incidente. Dopo otto anni si riparte quindi da capo.

«In primo grado i giudici del tribunale di Vasto avevano condannato il mio cliente ad un anno e 4 mesi di reclusione ma ci sono molti passaggi da chiarire», ha detto la Berarducci. Una decisione amara per Eliana Passucci di San Salvo, la mamma del ragazzo morto nell’incidente. Stefano aveva solo 17 anni. Le prime indagini e le perizie appurarono che la guida dell’automobilista finito contro il motorino del figlio fu imprudente. Ma ora questo particolare viene rimesso in dubbio.

La storia cominciò il 27 maggio 2007 quando avvenne la tragedia. Stefano frequentava il liceo tecnologico Mattei di Vasto. Quel giorno era appena uscito da scuola. Salì in sella alla sua moto, un’Aprilia 125 per tornare a casa. Con lui c’era un amico. L’incidente si verificò alle 12,45, dopo poche centinaia di metri, all’incrocio con via Mattioli, davanti alla farmacia Giovannelli. La moto del ragazzo finì contro la parte anteriore di una Ford Mondeo che proveniva da via De Gasperi. L’urto fu tremendo.

Stefano D’Adamio morì sul colpo. L’amico che era con lui riportò due fratture e un trauma cranico. Inizialmente le indagini avevano escluso ogni tipo di responsabilità a carico del guidatore della Ford. La Procura decise di andare a fondo e dispose nuove perizie. La riesumazione della salma per la famiglia fu un dolore immenso. Dopo due anni di accertamenti i risultati delle perizie raccontarono che quella morte fu causata da “imprudenza, negligenza ed imperizia” del guidatore della Ford Mondeo. Per questi motivi l’uomo in primo grado fu condannato a un anno e 4 mesi. Lunedì la vicenda è finita davanti ai giudici d’Appello e ha dato un altro colpo di scena. (p.c.)

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