Morì per la garza in pancia Assolti medici e infermieri

25 Luglio 2014

Anziano operato alla prostata nel Renzetti subì interventi anche in altri ospedali Ma la benda, non del tipo utilizzata nel presidio, fu trovata nell’intestino

LANCIANO. Assolti perché il fatto non sussiste. Non c’è stato omicidio colposo. Si è chiusa con una sentenza di assoluzione, dopo due anni, il processo che ha portato in tribunale l’equipe di Urologia dell’ospedale Renzetti: l’ex primario urologo, oggi in pensione, Carlo Maniero, difeso dagli avvocati Aldo e Stefano La Morgia; Antonio Marinari, rappresentato da Luciano Marino; Alberto Ricciuti, Maria Cavacini, Mina Fedele e Giuseppina Scutti, tutti difesi da Camillo La Morgia e la Scutti anche da Fiorenzo Cieri; ed Emanuela Fedele, difesa da Marta Di Nenno. Erano accusati di concorso in omicidio colposo.

Nello specifico per l’accusa, sostenuta in aula dal pubblico ministero Gina Petaccia, il concorso di colpe in omicidio consisteva “nell’aver dimenticato e dunque non aver rimosso, durante l’intervento di adenectomia prostatica trans-vescicale svolta a Lanciano il 3 luglio 2008, una garza all’interno dell’addome di Vincenzo Papaleo che determinò in lui uno shock settico e la morte».

Vincenzo Papaleo, 72enne di Soverato (Catanzaro), morì nell'aprile 2010 nel policlinico di Catanzaro. I medici del capoluogo calabrese decisero di fare effettuare l’autopsia durante la quale fu riscontrata un’infezione causata dalla presenza di una garza nell’addome. Le indagini della procura locale portarono ad individuare i medici e gli infermieri dell’ospedale di Lanciano come responsabili della dimenticanza - operarono Papaleo nel luglio 2008 - e ad accusarli di omicidio colposo. Questo nonostante Papaleo fosse stato operato anche in altri presidi dopo l’intervento al Renzetti.

Dopo il rinvio a giudizio due anni fa, si sono susseguite diverse udienze in cui sono stati ascoltati test e perititi, discusso della tipologia di garza utilizzata, che non era in uso nelle sale operatorie del Renzetti, fatto questo che ha inciso sulla sentenza, sulla possibilità a livello fisico e medico che questa garza potesse essersi spostata perché la zona dell’intervento fatto dai medici frentani era la prostata, mentre la garza fu trovata nell’addome.

Ieri la sentenza del giudice Francesco Marino che ha assolto medici e infermieri. Anche la Asl formò anche una commissione d’indagine interna che riesaminò la cartella clinica di Papaleo, il referto della sala operatoria e le radiografie. Secondo la commissione le lastre non evidenziarono «alcun corpo estraneo nell’addome del paziente», inoltre, «risulta che la ferrista, al termine dell’intervento, non abbia rilevato irregolarità nel conteggio numerico dei ferri e delle garze impiegati nell’operazione».

Teresa Di Rocco

©RIPRODUZIONE RISERVATA