Morte Berardinucci, per il giudice è suicidio

16 Marzo 2017

La famiglia aveva chiesto di riaprire il caso per omicidio. La mamma: sono stanca ma non mi arrendo

CHIETI. «Ora sono stanca di combattere. Ma nessuno mi toglierà mai dalla testa che mio figlio non si è ucciso. Non avrebbe mai potuto farlo». La signora Giovanna Stefanucci ha reagito con tanta amarezza alla notizia che non verranno riaperte le indagini sulla morte del figlio, Toni Berardinucci.

Il giovane è stato trovato morto il 15 luglio del 2012 nella tavernetta della casa dove viveva a Francavilla al Mare. All’apparenza sembrava un suicidio: il ragazzo di 22 anni si sarebbe impiccato utilizzando un guinzaglio per cani legato a un tubo del gas. Ma troppi dettagli hanno fatto subito pensare alla famiglia che non poteva essere un suicidio, ma un omicidio. A partire dalla dinamica, visto che non c’era lo spazio fisico perché il corpo potesse penzolare da una certa altezza e così il ragazzo si sarebbe dovuto inginocchiare e dare un deciso colpo in avanti. E soprattutto, lui non aveva validi motivi per togliersi la vita, come ha certificato anche la relazione della nota criminologa e psicologa forense, Roberta Bruzzone, che dall’analisi del «profilo vittimologico» esclude il suicidio. «Sicuramente aveva qualche problema», dice la madre, «ma aveva una compagna, un lavoro stabile, un bimbo di un anno e poteva contare sulla sua famiglia. Non c’erano motivi per farla finita. Soprattutto in quel modo». Assistita dall’avvocato Corrado Altea, del foro di Cagliari, e il fonico forense Marino Pitzianti, pure lui sardo, la signora ha fatto opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura e mercoledì scorso il caso è stato discusso davanti al giudice Luca De Ninis, che si è riservato la decisione per qualche giorno. La riserva è stata sciolta martedì pomeriggio e il giudice ha nuovamente archiviato. «Le ulteriori indagini sollecitate, per quanto sino ad oggi emerso», dice il giudice nell’ordinanza di archiviazione, «non hanno alcuna possibilità né di acquisire prova certa della dinamica omicidiaria della morte di Toni Berardinucci né di consentire l’individuazione del soggetto in ipotesi responsabile di tale omicidio. La residua incertezza sulla dinamica suicidiaria e quella omicidiaria sostenuta dall’opponente deriva essenzialmente dal tempo trascorso tra la morte e l’autopsia eseguita... difficoltà che non possono essere superate da alcuna indagine peritale» (a.i.)